Direttiva Europea sul segreto commerciale: praticamente inquinamento libero

Il nostro futuro dipende da quanto siamo consapevoli del male che produciamo ogni giorno all’ambiente, ma non c’è peggiore creatura dell’uomo, che in nome del proprio ego e del potere distrugge tutto ciò che lo circonda, fino a distruggere se stesso (o per lo meno molti suoi simili, alcuni sono più uguali di altri). Il Corporate Europe Obeservatory (CEO), gruppo di ricerca che si occupa di portare alla luce gli sporchi affari che come un’epidemia ammalano la burocrazia europea e ne influenzano le normative (a danno della collettività), ha impugnato la proposta di direttiva stilata dalla Commissione europea e al momento all’ esame del Parlamento: perchè? Perchè il concetto della direttiva è chiaro: inquinamento libero per tutti, tanto non sarà colpa di nessuno.

Ecco la ragione dell’appello fatta dai ricercatori/attivisti del CEO contro la bozza di direttiva, il cui fine è quello di ridefinire il concetto di protezione dei “segreti commerciali” delle imprese, utilizzando definizioni tanto ampie ed eccezioni così deboli «da mettere in serio pericolo l’ambiente, la salute e la trasparenza». Se approvata, verrebbero di gran lunga minimizzate le responsabilità delle imprese e una cortina di fumo calerebbe sulla trasparenza dei dati aziendali, rendendo inutile il lavoro di giornalisti, informatori, sindacalisti e ricercatori.

In un comunicato il CEO spiega che, se non saranno fatte radicali modifiche da parte del Consiglio e del Parlamento europeo, la direttiva proposta potrebbe mettere in pericolo la libertà di espressione e di informazione, responsabilità delle imprese, la condivisione di informazioni, forse anche l’innovazione nell’Ue. Le aziende dei settori salute, ambiente e alimentare potrebbero rifiutare i criteri di trasparenza, anche quando c’è in ballo l’interesse pubblico. Vediamo le rieprcussioni in quali importanti campi e perchè.

Ambiente
La protezione del segreto commerciale può essere usata per negare informazioni sui prodotti pericolosi dell’industria chimica. In questo caso si offre la possibilità alle aziende di usare questo diritto per nascondere le informazioni sulle sostanze chimiche usate per produrre oggetti in plastica, abbigliamento, prodotti per la pulizia e altri oggetti, nonostante queste possano causare gravi danni all’ambiente e alla salute. Non solo, potrebbero usufruire della direttiva per negare informazioni sullo scarico di sostanze chimiche, tra cui i fluidi del fracking o il rilascio di tossine nell’aria.

Salute
Altro dolente settore, quello delle lobby farmaceutiche, le quali sostengono che tutti gli aspetti dello sviluppo clinico dovrebbero essere considerati segreto commerciale, ma cui prodest? L’accesso ai dati di ricerca biomedica da parte di autorità di regolamentazione, ricercatori, medici e pazienti, in particolare i dati sulla efficacia dei farmaci e reazioni avverse da farmaci, è di vitale importanza per proteggere la sicurezza del paziente e la conduzione di ulteriori ricerche e analisi indipendenti. Dovrebbe essere fatto il contrario, secondo il CEO: ossia ampliare condivisione e trasparenza dei dati.

Sicurezza alimentare
Secondo la normativa europea, tutti i prodotti alimentari, gli organismi geneticamente modificati (OGM) e i pesticidi sono regolati dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Gli studi tossicologici su cui l’EFSA si basa per valutare i rischi associati a questi prodotti sono, comunque, effettuati dai produttori stessi. Un esame scientifico delle valutazioni dell’EFSA da parte di terzi è possibile solo con l’accesso completo a questi studi. Le aziende sostengono, tuttavia, che tali informazioni contengano dati commerciali riservati e si oppongono fortemente alla loro divulgazione. Ma, sostiene il Coroporate Europe Observatory, «è essenziale che il lavoro di valutazione del rischio degli enti pubblici sia adeguatamente monitorato dalla comunità scientifica. Tutti i dati che questi enti pubblici utilizzano devono pertanto essere esentati dal campo di applicazione della direttiva».
Fonte Rinnovabili.it

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