Dopo quattro secoli l’ibis eremita vola in Trentino

Piumaggio nero corvino e becco lungo ricurvo rosso. Riflessi metallici di colore verde sulle ali, penne arruffate sul collo a formare una gualdrappa e ciuffo sulla nuca: sono questi i tratti distintivi dell’ibis eremita, uno degli uccelli più rari d’Italia, avvistato in Trentino.

A volte ritornano. Sono passati quattrocento anni dall’ultima volta in cui questi uccelli volteggiavano sulle alpi di Bolzano. Osservati in transito o forse in sosta, ci si chiede come mai, con questo freddo, gli ibis eremiti siano ancora sulle alpi e non siano scesi a sud.

I riflettori sono tutti su di loro. Si tratta di una specie enigmatica e rarissima. Non esistono quasi più popolazioni selvatiche autonomamente migratrici. Questi ibis del Trentino provengono, infatti, dal progetto Waldrappteam che ha insegnato loro a migrare: dall’Austria alla Toscana.
La loro storia comincia prima di Natale, un caldo anomalo e la presenza di cibo li hanno fatti rimanere sulle alpi negli Alti Tauri, disturbando la consueta migrazione. Il successivo freddo li ha messi in pericolo di vita. Erano in trappola. Neve e assenza di cibo hanno causato la morte per due di loro. Come sarebbero potuti uscire dalla “gabbia” di neve per viaggiare verso sud? Gli operatori del progetto hanno condotto un salvataggio in extremis recuperando i restanti 17 esemplari.

Il 3 gennaio sono stati re-immessi in natura vicino all’aeroporto di Bolzano in modo che potessero riprendere verso sud, seguendo una rotta priva di ostacoli e con suolo non innevato.

Il 4 gennaio otto di loro erano già migrati,  mentre gli altri sono ancora in Alto Adige, girovagando in alta val di Non e nei territori di Malosco, Sarnonico e Rumo.

Quelli troppo giovani, che hanno perso il gruppo e non sanno migrare da soli, saranno riportati in Austria.
I cittadini con le loro segnalazioni sono i preziosi collaboratori delle autorità e dei biologi.
Non come nel passato dove l’uomo era soltanto un nemico degli ibis.

Infatti: è il XX secolo che ha messo in ginocchio la specie, facendole subire un calo drastico pari al 98%. Oggi è specie critica secondo lo lUCN.

Caccia di frodo, distruzione dell’habitat, fitofarmaci in agricoltura, disturbo delle rotte migratorie e delle colonie riproduttive sono il cocktail di fattori responsabili della rovina.
Originario del Medio Oriente, nord Africa e Europa meridionale, dove frequenta le zone steppose e rocciose, oggi l’ibis eremita sopravvive solo  in Marocco e nella terra in fiamme quale è la Siria (riscoperto solo nel 2002).

Restano al mondo 550 individui selvatici e altrettanti 500 sono in uno stato semiselvatico o in cattività in diverse aree d’Europa. Questi ultimi sono oggetto di progetti di reintroduzione.

Ad esempio, il progetto in questione, Waldrappteam, è nato in Austria nel 2002, con lo scopo di ricostituire una popolazione selvatica di “eremiti” migratori, grazie all’aiuto non solo di biologi ma anche di piloti.  La rotta da insegnare passa dall’Alta Austria e Baviera fino alla Toscana meridionale. I giovani esemplari sono tutti nati in cattività e imprintati su genitori adottivi umani.

La prima migrazione guidata dall’uomo ebbe luogo nel 2003 ma fallì.  Dal 2004 al 2011 si susseguirono  7 migrazioni, da Salisburgo o Burghausen con arrivo presso l’Oasi Wwf di Orbetello. 95 uccelli sono stati addestrati a seguire l’ultraleggero e di questi 81 sono arrivati a destinazione. Dal 2011 gli ibis hanno cominciato la loro migrazione da soli. Dalla Toscana all’area di riproduzione sulle Alpi per poi tornare nel meridione in autunno.

Un miracolo si é compiuto.

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