e-cig una minaccia per la salute, aumenta il rischio cancro

Nelle e-cig sono state identificate e quantificate almeno dieci sostanze tossiche, inclusi  alcuni noti cancerogeni.  Le e-cig liberano nell’aria sostanze tossiche, incluso acido acetico, acetone, isoprene, formaldeide e acetaldeide, nella misura del 20% circa di quanto produce la sigaretta convenzionale. A dimostrarlo è uno studio del New England Journal of Medicine, secondo il quale il rischio di cancro per i fumatori “elettronici” è 15 volte superiore a quello connesso ai consumatori di tabacco. I dati mostrano che la vaporizzazione di 3 milligrammi di liquido per e-cig ad alto voltaggio può sviluppare 14 milligrammi di formaldeide.

La formaldeide è una sostanza cancerogena e uno dei più diffusi inquinanti “interni”, in quanto utilizzata nelle produzioni di manufatti, rivestimenti e schiume isolanti. Oltre all’elevato tasso di incidenza di leucemia e cancro al naso e alla gola, questo gas incolore è in grado di interferire anche con i legami tra Dna e proteine. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha indicato come limite massimo di concentrazione accettabile di formaldeide in casa 100 microgrammi/metrocubo (pari a 0,1 parti per milione – ppm).

I ricercatori hanno utilizzato un modello polmonare per valutare l’effetto dell’inalazione di formaldeide e hanno scoperto che vaporizzare 3 milligrammi di liquidi per sigarette elettroniche ad alto voltaggio può generare 14 milligrammi di formaldeide. Una quantità che un fumatore di tabacco inalerebbe dopo venti pacchetti. “La convinzione diffusa è che le sigarette elettroniche sia sicure anche dopo un anno di utilizzo continuo” ha detto James F. Pankow, professore della Portland State University. “Ma i reali rischi dell’uso delle e-cig vanno verificati dopo dieci o quindici anni”.

I risultati dello studio, però, hanno registrato non poche polemiche. A partire dall’obiezione all’elevato calore sviluppato dai dispositivi durante gli esperimenti, che molto difficilmente potrebbe essere raggiunto in situazioni reali. Tuttavia, Pankow afferma che non è affatto insolito che i fumatori di e-cig optino per livelli di voltaggio anche superiori alla norma.

L’uso delle e-cig sta crescendo molto rapidamente: il rapporto DOXA 2013 su un campione rappresentativo della popolazione italiana mostra che in Milano il 76% dei fumatori l’abbia già usata o intenda farlo.

Il 24% di chi si dichiara intenzionato a provarla è costituito da non fumatori o ex fumatori (Doxa 2013). Ciò costituisce uno degli elementi di maggiore preoccupazione, perché ritardi nella regolamentazione potrebbero portare molte persone ad avvicinarsi al fumo o a ricadere nella dipendenza. Coinvolgimento dell’industria del tabacco • I maggiori produttori di sigarette al mondo stanno entrando nel business dell’e-cig, ritenendolo la prossima frontiera per le loro multinazionali, e in assenza di regolazione useranno le proprie conoscenze e risorse per produrre e vendere le e-cig.

Posizione dell’OMS. Questi dispositivi possono “normalizzare” il fumo, incoraggiando l’uso di sigarette, sia elettroniche che convenzionali, e aggirare i divieti di fumo nei luoghi pubblici • L’OMS ritiene che le e-cig dovrebbero essere soggette a regolazione come prodotti del tabacco o medicinali. Le e-cig contengono anche delle sostanze tossiche. La loro sicurezza e il loro impatto sulla cessazione del fumo e sulla salute non sono stati ancora adeguatamente valutati, e l’OMS raccomanda opportune azioni regolatorie.

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