Ecco Robi il primo robot da compagnia, video intervista esclusiva

“Mi chiamo Robi sono fatto di moltissimi pezzi so parlare e posso fare un bel po’ di altre cose”. Si presenta da solo “Robi”, il primo robot da compagnia venduto a fascicoli e da costruire a casa un pezzo dopo l’altro. L’androide prodotto dalla De Agostini sa parlare, risponde a 250 comandi, è dotato di riconoscimento vocale, balla e si relaziona con le persone. Non è un caso che il suo creatore sia Tomotaka Takahashi, il genio della robotica giapponese inventore di Kirobo, primo androide andato nello spazio a far compagnia agli astronauti giapponesi sulla Iss.”Per il momento è una via di mezzo fra giocattolo e un robot funzionale – spiega – ma anche i computer all’inizio hanno avuto un aspetto solo ludico e oggi sono diventati quello che sono”

Robi dopo aver spopolato in Giappone, dove circa 100mila famiglie lo stanno costruendo, arriva in Italia in 70 fascicoli. Alessandro Lenzi, direttore publishing e retail marketing di De Agostini publishing Italia. “Io credo che il pubblico italiano e europeo sia pronto per scoprire che robot non è semplicemente qualcosa che mi faccia risparmiare tempo ma possa diventare intrattenimento ludico per tutte le famiglie”.

”E’ un mix unico di tecnologia, design ed emozioni”, aggiunge Alessandro Belloni, amministratore delegato della De Agostini publishing, la divisione dei ‘collezionabili’ della casa di Novara, leader mondiale del segmento con il 48% circa delle quote di mercato, molto forte proprio in Giappone, dove sviluppa circa il 35% del suo business. E proprio il piccolo Robi sarà nella prossima primavera il prodotto di sbarco del gruppo italiano sul mercato cinese, nonostante il robot abbia fattezze (testa e occhi sproporzionatamente grandi) e altri dettagli propri dei manga giapponesi.

Se il piccolo robot – alto una trentina di centimetri per un chilo di peso, voce da bambino, in grado di interagire con qualche decina di frasi chiave, oltre che camminare e ballare al ritmo della musica che diffonde – avrà successo e i test in corso daranno esito positivo, la novità verrà riproposta in diversi Paesi europei, a partire da Francia, Spagna, Germania e Regno Unito. Un progetto che può sembrare una scommessa, ma lanciato da una società che – pur in leggero calo di fatturato per i cambi leggeri di yen e rublo – nel 2013 otterrà ricavi per circa 430 milioni, ma con redditività in crescita: per l’anno appena chiuso l’Ebitda (il margine operativo lordo) sarà tra i 23 e i 24 milioni, in rialzo rispetto ai 22 milioni del 2012.

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