Epatite C: è arrivato il sofosbuvir che la cura, poche dosi e costi proibitivi

E’ reale e concreto, ed è arrivato, il sofosbuvir (Sovaldi), il medicinale costosissimo ma rivoluzionario in grado di far guarire da una patologia che fino ad oggi ha minato la salute di moltissime persone: l’epatite C. Nel prontuario italiano è giunto lo scorso Dicembre, a quasi un anno di distanza dall’approvazione europea. Secondo quanto dichiarato dall’Aifa (Agenzia del farmaco) il prezzo è favorevole dopo una estenuante trattativa, per non danneggiare il produttore la Gilead Scineces (direi per arricchirlo più che danneggiarlo, la solita mercificazione della malattia). In base al contratto è previsto l’acquisto di 50mila dosi in due anni (un po’ pochine rispetto al numero dei contagiati), che serviranno a chi rientra nelle 6 categorie di pazienti gravi selezionate da Aifa.

Ma per mettere in pratica il piano di cura, ci sono alcuni problemi pratici da affrontare: intanto curare queste persone nei centri delle varie Regioni, alcune delle quali ancora molto indietro, e poi riuscire a spiegare ai malati che non rischiano la vita che devono aspettare. A meno che non siano disposti a spendere di tasca propria 70 mila euro, il costo del farmaco per il privato cittadino (e noi tutti già sappiamo che ci sarà qualcuno che pagherà questa cifra a scapito di altri che non possono permetterselo). Fra l’altro giusto a complicare la situazione non si sa in quanti abbiano l’epatite C in Italia. Le persone con la malattia diagnosticata sarebbero almeno tra le 4 e le 500 mila, di cui 70-80 mila in condizioni serie o gravi.

Se da un lato questo farmaco costituisce una speranza concreta e anche una grande conquista, come accennato prima ci sono alcune difficoltà soprattutto per alcune Regioni. Lo spiega chiaramente Ivan Gardini, il presidente di EpaC, che con i suo 10mila iscritti è l’associazione di malati più grande: “Lazio e Lombardia sono partite con la somministrazione ma altre realtà devono ancora individuare i centri epatologici che seguiranno i pazienti. C’è addirittura qualcuno che ha ridotto il numero di queste strutture. Se per fine gennaio non saranno partite tutte per bene ci arrabbieremo “. Sulle modalità attraverso cui sono stati selezionati i pazienti che riceveranno il farmaco Gardini no ntrova nulla da eccepire: “Aifa ha individuato i più gravi. Ma c’è comunque una corsa al farmaco, ci contattano persone che vogliono sapere se rientrano nelle categorie che avranno il Sovaldi. E qualcuno ci ha chiesto informazioni su eventuali azioni giudiziarie da intraprendere per avere il medicinale. Noi diciamo che per ora tocca a chi sta peggio ma più avanti bisogna aprire a tutti. Non ci dimentichiamo che tra sei mesi arriveranno nuovi farmaci simili al sofosbuvir e molto efficaci. A quel punto, grazie alla concorrenza, la cura dovrà essere data a chiunque, non solo a 50 mila malati: devono togliere le limitazioni di accesso”.

In ogni caso è bene capire quale sistema di pagamento è stato concordato: la casa farmaceutica metterà a disposizione ogni trattamento da 12 settimane per 50 mila euro e poi, via via che aumenterà il numero di dosi acquistate dalle Regioni, restituirà una parte sempre più consistente del denaro (ora considerando la situazione delle Regioni, mi chiedo dove troveranno i soldi per mettere in moto questa elefantesca burocrazia commerciale). Sono previste tre o quattro fasce di sconto, l’ultima permetterà di pagare il Sovaldi poche migliaia di euro. Quando saranno state acquistate tutte le 50mila dosi, la media del costo per un paziente si aggirerà tra i 20 e i 30mila euro (considerando che le asl sono al verde….). Questo in sostanza è il sistema per pagare a Gilead il miliardo di euro in due anni messo nella legge di Stabilità dal ministro della Salute Lorenzin e preso dal fondo sanitario nazionale.

In conclusione, arriva un farmaco che cura in tempi brevi una malattia gravissima, che sarà fruibile a pochi selezionati, quelli più gravi, e poi agli altri, quelli che non sono in pericolo di vita. Chi se lo potrà permettere da privato avrà accesso al farmaco pagando la stratosferica cifra di 70mila euro, mentre le Regioni prima, e asl poi con la lentezza che le caratterizza faranno il resto: in pratica tutto a favore delle lobby farmaceutiche

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