Il più piccolo “delfino” del mondo, la Vaquita, ad un passo dall’estinzione

Novantasette esemplari in tutto. Il più piccolo “delfino” del mondo, la vaquita, potrebbe scomparire per sempre sulla faccia della Terra. Tre anni il tempo previsto. Il conto alla rovescia è partito.

Per essere corretti, non si tratta di un delfino, perché all’interno dell’ordine dei cetacei, la Vaquita fa parte non della famiglia dei delfinidi ma dei focenidi.

Le focene sono ancor più piccole dei delfini, il loro massimo è di 2,5 metri, tuttavia sono più robuste. Capo piccolo e arrotondato, mascelle smussate al posto del rostro, denti a forma di spatola, invece che conici ed una pinna dorsale generalmente triangolare: sono questi i tratti tipici delle focene.
La vaquita o focena del Golfo di California, non misura più di 1,5 m. È la più piccola tra tutti i cetacei. Poiché sono animali così piccoli perdono più velocemente il calore, per questo la loro forma è tozza,  minimizza la dispersione riducendo le superfici di scambio.
Come tutti i cetacei, poi, hanno uno spesso strato di grasso isolante.

Un nuovo studio porta all’attenzione il fatto che il loro habitat è troppo limitato e il loro numero troppo piccolo. Lo sconforto arriva anche dal Natural Resources Defense Council, uno dei più importanti gruppi ambientalisti degli Stati Uniti. Ma qualche mese fa era risuonato da tutti i “megafoni digitali” di Greenpeace.

Non sono le loro pinne dorsali a essere tagliate per farci un brodo cinese come succede agli squali, non sono i loro corni ad essere amputati per usarli come talismani medici come avviene per i poveri rinoceronti,  a decimare le focene non è la volontà diretta dell’uomo,  ma una conseguenza accidentale della pesca. Le vaquite non hanno valore commerciale, se solo si pensa alla cheratina del corno dei rinoceronti che vale più dell’oro e della cocaina, tuttavia muoiono perché rimangono intrappolate nelle reti. Questi piccoli cetacei vivono in un’area molto limitata del Golfo della California (Messico), dove vivono anche i totoaba, dei pesci molto preziosi per i bracconieri per l’alto valore sul mercato nero.

Ancora una volta è la Cina, la regina dei crimini ambientali: la vescica natatoria dei totoaba arriva a costare nella nazione orientale fino a 10.000 dollari.

Doppio cartellino rosso: bracconaggio dei totoaba e pesca accidentale delle focene. Il declino del numero delle vaquita è andato continuamente aumentando negli ultimi decenni. Oggi restano nelle acque del golfo solamente novantasette esemplari in totale.

Il governo messicano si è impegnato a mettere un freno a questo processo. Ma le parole non bastano e lo sappiamo. Senza il vero impegno di Stati Uniti e Cina, per i più piccoli cetacei del mondo sarà la fine.

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