Il raddoppio del Canale di Suez metterà in ginocchio il Mediterraneo

Sono moltissime le specie originarie del Mar Rosso che raggiungono il Mediterraneo a causa dell’autostrada blu qual è il canale di Suez. I numeri dicono che superano le centinaia. Si chiamano specie aliene, per l’appunto, perché non appartenenti all’ecosistema del Mare nostrum bensì sono animali tipici del clima tropicale. Complice il riscaldamento delle nostre acque che non tiene alla larga, ma anzi invita e facilita questi ingressi pericolosi.

Un disastro inesorabile che potrebbe peggiorare se l’impresa di raddoppiare il Canale di Suez verrà portata a termine. L’idea titanica è sostenuta dal presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e sembrerebbe che non si tratti di un futuro troppo lontano, ma di un investimento caldo sulle agende politiche del Cairo. Se economicamente porterà benefici ancora una volta, l’interesse di sviluppo non tiene conto delle conseguenze ambientali.

A pagarla sarà di certo il bacino Mediterraneo, area chiave dal punto di vista naturalistico in quanto contenente un alto tasso di biodiversità e  un gran numero di specie endemiche cioè esclusive di questa zona. La pagherà cara, considerando in aggiunta il fatto che si tratta di un bacino che è già fortemente sottopressione dalle minacce delle attività antropiche. Lo scenario catastrofico previsto è quello di una vera invasione di specie che potrebbero rappresentare un pericolo di vita per molti organismi mediterranei e compromettere l’equilibrio dell’ecosistema stesso.
Le preoccupazioni arrivano dalle più alte istituzioni ambientali. L’Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn) con il suo gruppo di osservazione composto da 200 esperti provenienti da 40 Paesi tiene sotto controllo il problema delle specie aliene e guarda con attenzione la situazione egiziana.

Lo Iucn ha inviato una lettera al commissario europeo all’ambiente, affari marittimi e pesca, Karmenu Vella, perché intervenga facendo pressing sull’Egitto. L’Unione Europea non può rimanere a guardare, ma deve assicurarsi che il flusso di specie aliene sia mitigato e controllato. Già nelle acque mediterranee nuotano minacce non indifferenti come il Lagocephalus sceleratus o ‘pesce palla argenteo’ noto per le sue proprietà tossiche. Oppure animali come la Rhopilema nomadica, una medusa con un diametro fino a 50 centimentri, responsabile di danni a pescatori e attività turistiche e di intasamenti a condutture. Per non parlare poi di almeno dieci specie di gamberi “stranieri” e del pesce coniglio (Siganus luridus), brucatore o meglio distuttore dei tappeti di alghe turche nonché animale pericoloso per le sue spine pungenti e velenose.

La scienza non ha dubbi: bisogna intervenire. Per questo sta cercando di interagire con il Cairo per offrire consulenze tecniche. Una soluzione avanzata è quella di ristrutturare i laghi amari del canale di Suez, un tempo caratterizzati da una forte salinità. Essi, infatti, costituivano una barriera naturale alla migrazione delle specie tropicali verso il Mediterraneo. Oggi sembrerebbero da ripristinare perché il traffico marittimo ha mosso le acque e “cancellato” questi bacini più salati con gravi conseguenze ambientali di cui siamo testimoni.

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