In bicicletta nella selvaggia Islanda: il viaggio di tre intrepidi amici – video

La natura d’Islanda. Novecentoventotto chilometri. Quattordici giorni. È questa l’avventura vissuta, a bordo delle loro biciclette, dai tre italiani amanti del viaggio selvaggio: Giovanni Andrea Panebianco, Ferdinando Bisleti e Matteo Colizzi. Anche il deserto ha fatto loro compagnia per un tragitto pari a 340 km, quasi metà viaggio.Lungo il loro percorso hanno attraversato persino la cosiddetta “strada dei banditi”. Uno scenario spettrale.

L’Islanda si sa che conserva angoli selvaggi con panorami mozzafiato e con il mezzo a due ruote ci si può permettere di godere appieno l’ambiente. Non c’è il rumore della marmitta, ma soltanto il fruscio del vento, lo scorrere cadenzato dell’acqua. Questo è il loro terzo viaggio insieme. Dopo l’impervia Mongolia, la mediterranea e aspra Corsica, oggi c’è il deserto di ghiaccio dell’Islanda a sfidare i limiti del trio.Nella terra dei Vichinghi, dei geyser, dove fuoco e gelo convivono e s’inseguono facendo a gara nello spettacolo della forza della natura, la voglia di viaggio batte nel cuore degli italiani.

La Strada dei Banditi, la Spregisandur, è l’ostacolo che più ha messo prova i nostri connazionali. Terribili piogge, venti che soffiano a oltre 100 km/h, abbondanti nevicate estive, sono gli ingredienti che rendono estrema la pedalata e che hanno reso nera la fama della tratta. Il meteo sulla strada dei banditi cambia nel giro di poche ore. Bisogna sempre tenersi pronti a ogni eventuale minaccia. Si dice che non più di 15 “bikers” all’anno decidano di sfidare la strada.
Quest’anno ben 3 dei 15 audaci sono italiani. L’orgoglio per il Belpaese è alle stelle. “Non si può negare – ha dichiarato Giovanni Andrea Panebianco – che lo spettacolo che si gode nell’attraversare quei luoghi, se pur impervi, ripaga delle fatiche estenuanti”.

Pietre nere dei deserti lavici. Finissima sabbia. Per gli uomini su gomma non è mai stata una passeggiata. La fatica del tragitto si somma al carico dei bagagli. A volte pedalare diventa impossibile. Non resta che spingere a braccia le biciclette: mezzi da 30 kg. Così è stato per 25 chilometri. Tra gli scenari incantevoli non si può non nominare l’incontro, a pochi chilometri di distanza, con il vulcano Bardarbunga. Si tratta della montagna che quest’estate per via delle sue potenti eruzioni ha fatto parlare di sé.

Panebianco, poi, non dimentica gli altopiani islandesi: ” Famosi per i loro guadi che, per chi viaggia in bicicletta, devono esser valicati rigorosamente a piedi e gambe nude; la temperatura dell’acqua, che si scioglie dagli attigui ghiacciai, è molto vicina agli zero gradi centigradi e la morsa che subisce il fisico in quei 40 secondi di attraversamento, è a dir poco micidiale! Preparazione fisica ma soprattutto mentale, sono basilari in quei momenti. Il senso di solitudine, il panorama desertico e la visuale che si perde nel nulla, aiuta a capire se stessi e a concentrarsi sulle richieste del corpo che si riducono così, al minimo indispensabile. Cibo e acqua, sono le uniche due esigenze davvero vitali che fanno scomparire tutto il resto, che così tutto a un tratto, diventa superfluo”.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie