No al petrolio in Croazia, una petizione per salvare l’Adriatico

Il bellissimo mare di Croazia. Ancora una storia di petrolio che si apre nel mare Nostrum. O forse bisognerebbe ribattezzarlo “mare loro”. Infatti, anche se la gente ha voglia di energia dal sole, dal vento e di greeneconomy, l’agenda delle trivellazioni è sempre piena per la politica e per le potenti industrie petrolifere. Nuove concessioni in Croazia per diverse multinazionali tra cui ENI.

Il consorzio tra l’americana Marathon Oil e l’austriaca Omv si è aggiudicato sette delle dieci aree concesse. Due licenze sono andate al consorzio tra la società pubblica croata Ina e l’ungherese Mol, una al consorzio tra l’Eni e l’inglese Medoilgas. Ma la gente è stufa di nuovi pozzi di petrolio. L’Adriatico è un fazzoletto. I romani e i greci lo chiamavano golfo altroché mare, per via delle sue piccole dimensioni. Sulle sponde italiche c’è il turismo di Venezia, c’è il divertimentificio romagnolo e poi le meraviglie delle coste marchigiane o pugliesi. Dall’altra sponda c’è un turismo balneare croato in pieno sviluppo. Acqua cristallina, natura lussureggiante e tante calette e isolotti. Una costa rocciosa che attrae la rarissima foca monaca. Eppure si sceglie il petrolio e le devastanti trivellazioni. Come se non ci ricordassimo del pericolo e delle morti di capodogli a Vasto di quest’estate.  Morti per un’embolia a causa di una risalita improvvisa, spaventati dalle prospezioni.

Partiranno le trivellazioni, anche se non sappiamo quanto petrolio ci sia. Di sicuro sappiamo che ai consumatori costano 40 dollari al barile. Gli ambientalisti sono tutti preoccupati per le ricadute sia sul settore del turismo che sul  “sistema pesca” il quale per l’Italia, in Adriatico (dalla Puglia al Friuli) vale poco meno di 374 milioni di euro l’anno (dati IREPA, 2012). Inoltre, propongono che l’Italia richieda alla Croazia di attivare le procedure della Convenzione di Espoo sulla valutazione di impatto ambientale transfrontaliero. Da Greenpeace è partita una petizione, che già ha coinvolto quasi 100.000 italiani, per chiedere al Premier Renzi e ai ministri del turismo e dell’economia della Croazia di “fermare il progetto di ricerca d’idrocarburi e trivellazioni nell’Adriatico, e salvaguardare questo spazio naturale tra Italia e Croazia con un enorme potenziale naturalistico e turistico”.

Ecco qui per firmare la petizione

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