Oli essenziali di cajeput e canfora, usi e proprietà

L’essenza di cajeput, che significa “albero bianco”, dal colore della corteccia, possiede un’azione fortemente antisettica che si esplica nel trattamento di molteplici infezioni. Una goccia, aggiunta a olio di oliva, per instillazioni nell’orecchio, aiuta a combattere l’otite, per il mal d’orecchio dei bambini può essere massaggiato semplicemente a livello del padiglione auricolare. Per frizioni locali o vaporizzazioni è utile nell’infanzia o nella bronchite, per frizioni combatte sciatica, nevralgie o dolori reumatici; per il suo potere sudorifero aiuta ad abbassare la febbre. Come rimedio di emergenza, in attesa de dentista, una goccia sul dente cariato, calma il mal di denti. Come per tutte le essenze, sulle pelli sensibili può essere leggermente irritante, pertanto è utile saggiarne la sensibilità individuale o applicarlo diluito in olio vegetale anzichè puro.

Si racconta che Marco Polo fu il primo europeo a vedere in Cina l’albero della canfora. L’essenza è presente nei rami e nel legno che, se spezzati, sprigionano un odore acuto e penetrante. L’azione della canfora è ambivalente e dipende dallo stato in cui si trova la persona che ne fa uso: riscalda se la persona è raffreddata e ha bisogno di calore, raffredda invece in presenza di una reazione infiammatoria; si adatta, insomma, a ogni circostanza. E’ indicata soprattutto nei colpi di freddo e nei blocchi di digestione, nelle congestioni, ma anche nei colpi di calore, dove raffredda. D’altra parte, per la sua duplice azione, trova impiego anche nella febbre alta. L’olio di canfora stimola il cuore e il respiro in caso di collasso circolatorio e in corso di malattie con febbre molto alta aumenta la pressione, rianima in caso di svenimento. Per la sua azione d’urto e la possibile tossicità, va usata con moderazione e quando è strettamente necessario.

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