Quest’anno arriverà il telefono Lego, frutto di Project Ara

Cosa unisce il Lego ad uno smartphone? Molto più di quanto si possa immaginare, se si considera che l’evolversi della tecnologia stravolge gli standard di prodotti e servizi e anche le abitudini che si creano e che sono legate ad essi. Per capire Project Ara dobbiamofare riferimento al Lego. Ci sono appassionati che, se pur pochi, si assemblano il loro pc a colpi di cacciavite, ma ciò è ben diverso dai mattoncini delle costruzioni più famose del mondo. Eppure c’è uno smatphone mostrato proprio mercoledì dai tecnici di Google che si costruisce proprio così, a casa e pezzo dopo pezzo.

Si tratta di un’idea che ha preso corpo nel 2013, quando il designer olandese Dave Hakkens ha mostrato in Rete il suo PhoneBloks partendo dal presupposto di limitare i rifiuti elettronici: il telefono rimane lo stesso per anni, si cambiano solo le parti danneggiate od obsolete. Idea colta immediatamente da Motorola, allora interamente di proprietà di Mountain View, che con il ribattezzato Project Ara ha annunciato di voler fare «con l’hardware la stessa cosa che ha fatto Android con il software». In pratica creare un sistema «open» di sviluppatori che permetta la realizzazione di componenti per smartphone non solo sempre più performanti (e meno costose) ma anche inedite e futuribili. Dunque telefoni di maggiore durabilità, e «customizzabili» in ogni loro parte.

Eccoci dunque a Spiral 2, direttamente dalla California ci comunicano a che punto siamo, ossia 11 moduli, dalla fotocamera alla batteria, da agganciare alla struttura principale, l’endoscheletro. Quest mattoncini se assemblati insieme, realizzano uno smartphone solido sebbene un po’ ingombrante e non di prima fascia. Ma nella seconda metà dell’anno, nel mercato pilota di Porto Rico, Spiral 3 sbarcherà con almeno 20-30 moduli divisi in 10 categorie. E allora sì che si inizierà a divertirsi.

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