Rifiuti: nel 2014 cresce la raccolta dei rifiuti elettronici e aumentano imprese e occupazione

Nel corso del 2014 Ecodom ha trattato in tutta Italia 75.900 tonnellate di RAEE ricavando 45.139 tonnellate di ferro, 2.166 tonnellate di alluminio, 1.775 tonnellate di rame e 7.839 tonnellate di plastica, ed evitando l’immissione in atmosfera di oltre 850.000 tonnellate di anidride carbonica (CO2). L’utilizzo delle materie prime seconde (ferro, rame, alluminio, rame e plastica) ottenute dal riciclo di elettrodomestici hanno consentito di risparmiare oltre 78.200.000 kWh di energia elettrica rispetto a quanto necessario per estrarre materiale “vergine”.

” La quantità dei Raee che abbiamo gestito quest’anno – spiega Giorgio Arienti, direttore generale di Ecodom – è cresciuta del 6,8%. Complessivamente, Ecodom ha trattato 75.818 tonnellate di Raee, pari a circa il 32% dei rifiuti elettrici gestiti da tutti i Sistemi Collettivi in Italia. Un risultato molto importante, che ci ha permesso di ottenere un notevole beneficio per l’ambiente, evitando l’immissione in atmosfera di oltre 850.000 tonnellate di Co2, pari alla quantità di anidride carbonica assorbita in un anno da un bosco esteso quanto la provincia di Lecco, e determinando un risparmio energetico di oltre 78.200.000 kWh di energia elettrica, corrispondenti al consumo energetico annuo di oltre 60.000 persone”.

L’attività del consorzio ha consentito il riciclo di: 45.139 tonnellate di ferro, una quantità che corrisponde – calcola Ecodom – a quella necessaria per i binari della tratta Bologna-Roma; 2.166 tonnellate di alluminio, con le quali si potrebbero produrre 110 milioni di lattine. E ancora: 1.775 tonnellate di rame, ‘equivalenti’ a un cavo della lunghezza di 3.000 km (come la distanza Milano-Mosca) e, infine, 7.839 tonnellate di plastica corrispondenti al materiale necessario a realizzare due milioni e duecentomila sedie da giardino.

Nel dettaglio, la crescita nel 2014 è stata dello 0,3% per il ‘Raggruppamento R1’, comprendente frigoriferi e condizionatori, che ha totalizzato 35.100 tonnellate, del 13,3% per ‘R2’, lavatrici, lavastoviglie, cappe, forni, scalda-acqua, con 40.300 tonnellate, e del 2,7% per ‘R4’, piccoli elettrodomestici, elettronica di consumo, informatica, apparecchi di illuminazione, con 500 tonnellate di Raee trattate.

Per quanto riguarda la logistica – rileva Ecodom – su un totale di 35.473 ritiri dalle isole ecologiche effettuati nel corso dell’anno, soltanto in 12 casi non sono stati rispettati i tempi di intervento concordati tra il Centro di Coordinamento Raee e Anci, con un livello di servizio superiore al 99,97%.

A livello territoriale, anche nel 2014 la Lombardia si conferma maglia rosa per quanto riguarda la raccolta gestita da Ecodom: sono state 15.821 le tonnellate di apparecchiature trattate, con 15.455.000 kWh di energia risparmiata e 154.400 tonnellate di Co2 non immesse nell’atmosfera. Al secondo posto della graduatoria delle regioni virtuose stilata da Ecodom si piazza la Toscana (7.798 tonnellate di Raee gestiti, corrispondenti a 7.495.000 kWh di energia risparmiata e 72.660 tonnellate di CO2 non immesse nell’atmosfera), seguita dal Veneto (7.551 tonnellate di Raee gestiti), dall’Emilia Romagna (7.407 tonnellate) e dal Piemonte (5.878 tonnellate di rifiuti trattati).

Rifiuti: aumentano imprese e occupazione, 34 mld fatturato

L’Italia dei rifiuti genera più occupazione e aziende in crescita: negli ultimi 5 anni le imprese del settore della gestione della spazzatura sono aumentate del 10%, di queste il 94% fanno attività di recupero, ed i posti di lavoro registrano un incremento del 13%, mentre il fatturato del recupero dei rifiuti sfiora i 34 miliardi. Questa la fotografia scattata dal rapporto ‘L’Italia del riciclo’ 2014, presentato oggi e promosso e realizzato da Fise Unire (l’Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile.

Secondo il report resta preponderante il numero delle piccole imprese, aumentano le società di capitali e cala il peso delle ditte individuali. Nonostante “l’impatto della crisi dei mercati internazionali e dei consumi, l’incertezza del quadro normativo e l’inadeguatezza dei mercati di sbocco delle materie riciclate”, continua a crescere il riciclo degli imballaggi (più 1% nel 2013 rispetto all’anno precedente) che sostiene settori industriali (siderurgia, mobili, carta, vetro) strategici per il nostro Paese. Oltre il 68% dei nostri imballaggi viene avviato a riciclo, con un miglioramento delle performance delle filiere alluminio, carta, legno, plastica e vetro. E – spiega lo studio – sarebbero “notevoli i margini di ulteriore sviluppo con un quadro normativo più chiaro e omogeneo”.
Secondo il rapporto “il valore aggiunto generato in totale ammonta a circa 8 miliardi di euro”, cioè “oltre mezzo punto di Pil”. Le imprese che in Italia fanno attività di recupero dei rifiuti sono in tutto oltre 9000, soprattutto micro-aziende con meno di 10 addetti. La crescita sia delle imprese che del numero di occupari – viene spiegato – “a fronte di un andamento generale negativo per il manifatturiero, si può considerare una manifestazione concreta del processo di transizione verso la green economy”. Il riciclo degli imballaggi cresce dell’1%: 7,6 milioni di tonnellate contro le 7,5 del 2012. L’incremento c’è in tutte le filiere con punte d’eccellenza nel tasso di riciclo, per esempio, di carta (86%), acciaio (74%) e vetro (65%).

Risultati altalenanti registrano le altre filiere. In particolare sono in calo i materiali ottenuti da bonifica e demolizione di veicoli fuori uso e la raccolta pro-capite media nazionale di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. C’è molto spazio di miglioramento per la raccolta dei tessili. “Proprio in considerazione delle dimensioni di queste imprese – evidenzia Anselmo Calò, presidente di Unire – le profonde carenze ed inefficienze che affliggono il settore, a livello soprattutto normativo ed amministrativo, sono ancora più difficili da sopportare”. Per Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, “il riciclo dei rifiuti in Italia potrebbe crescere con norme più chiare”, tra cui un decreto ministeriale per la classificazione dei rifiuti. Infine è “indispensabile scoraggiare il ricorso allo smaltimento in discarica”.

Corretta gestione rifiuti,risparmio 600 mld e meno gas serra
Un ulteriore risparmio di 600 miliardi di euro e una riduzione delle emissioni di gas serra tra il 2 e il 4%. Questa la stima – riportata dal rapporto di Fise Unire e Fondazione per lo sviluppo sostenibile, ‘L’Italia del riciclo’ 2014 – che la ricetta sulla ‘prevenzione dei rifiuti’ potrebbe portare a livello nazionale ed europeo guardando alle prospettive di crescita per il settore del riciclaggio. Secondo il report “il conseguimento dei nuovi obiettivi in materia di rifiuti creerebbe circa 600.000 nuovi posti di lavoro, rendendo l’Europa più competitiva e riducendo la domanda di risorse scarse e costose”. Le misure proposte, che consentirebbero peraltro di ridurre l’impatto ambientale, prevedono “il riciclaggio del 70% dei rifiuti urbani e dell’80% dei rifiuti di imballaggio entro il 2030 e, a partire dal 2025, il divieto di collocare in discarica i rifiuti riciclabili”.

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