Zero Waste Italy – Diario dell’Incontro Nazionale – parte seconda

In questa seconda parte del nostro diario, tratteremo l’argomento del Compostaggio in modo più specifico. Ci avvarremo delle nozioni apprese durante il workshop del 3 Gennaio grazie alle chiare e puntuali esposizioni di Enzo Favoino (relatore presente anche nella prima parte) e Roberto Cavallo, presidente E.R.I.C.A. SOC. COOP., vicepresidente del Comitato Scientifico per il Piano Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti, ex assessore all’ambiente della Città di Alba (CN), presidente di AICA (Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale), membro del Consiglio di Amministrazione di ACR+ (Association Cities and Regions for Recycling and sustainable management of Resources).

Iniziamo con il descrivere il sistema di Raccolta Differenziata (RD) dell’organico vigente in Italia presentato da Favoino. Il modello italiano. “È la raccolta dell’umido presa ad esempio anche da Spagna e Regno Unito. Consiste nell’utilizzo di mezzi a vasca, più economici dei compattatori, frequenze di raccolta più elevate, una percentuale di organico più bassa nel rifiuto organico residuo (RUR), la cui raccolta può essere ridotta drasticamente (fattore di risparmio). Due sono i flussi di matrici compostabili: lo scarto di cucina e lo scarto di giardino. Questi non devono essere compostati insieme perché presentano caratteristiche chimico-fisiche diverse.

L’umido classico rappresenta il 30-40% del RU, ha una densità di 0.6-0,8 kg/l, umidità e fermescibilità elevate. Il cosiddetto scarto verde è di 2-4 kg/m2 all’anno (consideriamo anche la stagionalità del prodotto i cui picchi sono raggiunti tra maggio e ottobre), ha una densità di 0,15-0,35 kg/l, possiede una bassa umidità e fermescibilità. Per l’umido classico c’è un’intercettazione di 70-130 kg/ab/a mentre per l’organico secco è di 20-70 kg/ab/a.
Lo scarto di cucina, come previsto dal modello italiano, deve essere raccolto separatamente da quello di giardino con una frequenza maggiore (da 2 a 4 volte a settimana), in appositi e comodi contenitori composti prevalentemente da sacchetti e secchielli e prelevati con veicoli a vasca, molto più economici di altri. Foglie ed erbacce sono invece da consegnare alle Piattaforme ecologiche oppure da prelevare con cadenza di una volta al mese, previa richiesta e a pagamento, oppure può essere utilizzato per il compostaggio domestico.

I contenitori per separare, in casa, l’organico devono essere aerati in modo da permettere l’evaporazione dell’acqua consentendo così di ottenere un’alta percentuale di peso netto. Generalmente, la capienza è di 6-12 l e i sacchetti da utilizzare devono essere biodegradabili ( di carta o bioshopper). A Milano, nelle aree a bassa densità abitativa (con, ad esempio, villette a schiera o case bifamiliari), la raccolta intensiva avviene dai mastelli dal volume di 35 l, mentre per gli edifici a sviluppo verticale (condomini) sono presenti i bidoni carrellati con una capacità da 120 a 240 l . Così facendo, si intercettano 90 kg/ab/a con una resa di 130.000 tonnellate annuali di materiale compostabile.

Dai dati di Federambiente sull’impatto economico del sistema di raccolta ”porta a porta” parlano di un aumento dei costi. L’errore, però, è dietro l’angolo. Il calcolo non considera i costi di trattamento dei rifiuti successivi alla raccolta stradale. In parole semplici, il porta a porta, se effettuato con criterio, porterebbe ad una diminuzione della spesa perché riduce al minimo l’esborso causato dallo smistamento e dallo smaltimento. Tra gli altri vantaggi, annoveriamo la riduzione dei tempi unitari di prelievo (si evitano quegli ingombranti camion, che non brillano per rapidità, i quali, meccanicamente, sollevano e svuotano i cassonetti stradali), riduzione delle frequenze della raccolta del secco residuo e l’utilizzo di mezzi a vasca al posto dei compattatori (che potrebbero ridurre notevolmente la qualità dell’organico raccolto).”

Come avviene il compostaggio?
“ In genere, esso consta di 2 step: una fase attiva che prevede intensi processi di degradazione delle componenti organiche più facilmente degradabili portando alla stabilità biologica (condizione in cui l’azione decompositiva dei batteri rallenta, riducendo il tasso di fermescibilità del prodotto organico n.d.a.) e una fase di maturazione (o curing phase) nella quale la sostanza organica va incontro al processo di umificazione (insieme di reazioni chimiche che portano alla formazione dell’humus grazie all’azione combinata di batteri e funghi saprobi, n.d.a.).

Il compostaggio è un’operazione che può essere effettuata anche se una persona possiede un piccolo appezzamento di terra (anche in giardino) mediante una recinzione circolare delimitata da una rete, coperta da un tessuto ombreggiante, all’interno della quale è possibile depositare l’umido da far maturare. Ad un livello superiore, si può pensare di adottare un sistema decentrato con riduzione nei costi di gestione depositando l’organico in file parallele sotto dei capannoni. Altri metodi dei quali avvalersi per quantità di organico consistenti prevedono l’impiego di biocontainers , o biocelle, collegati ad un impianto che riduce via via l’umidità al loro interno.”

Le conclusioni di Favoino introducono l’argomento trattato dal secondo relatore.
Roberto Cavallo che ci illustra con quale strumentazione possiamo realizzare il compost domestico. “ Nel Decreto Legislativo del 3 aprile 2006 n. 152 delle norme in materia ambientale l’articolo 10 descrive l’autocompostaggio come il compostaggio degli scarti organici dei propri rifiuti urbani, effettuato da utenze domestiche, ai fini dell’utilizzo in sito del materiale prodotto. Possiamo classificare l’autocompostaggio in individuale e collettivo. Alla prima categoria appartengono sistemi manuali (buche, casse e cumuli nel terreno), manuali con attrezzature statiche (compostiere fisse e roteanti) e semiautomatici con dispositivi elettromeccanici (composter elettronici da tenere in cucina). Per compostaggi collettivi, sono in vendita compostiere industriali di vari tipi a seconda della quantità di compost che si vuol ottenere e del budget a disposizione della comunità.”

La strategia di compostaggio. “Bisogna innanzitutto individuare le zone urbanistiche che hanno una produzione di organico inferiore al 30% in un m2 di verde, prendere in esame le famiglie target e tener conto delle scelte politiche relative ai rifiuti di quella determinata città. Le azioni che si devono intraprendere affinché possa diffondersi questa buona pratica consistono in una informazione capillare, nella formazione obbligatoria dei cittadini e nei controlli per il rispetto delle procedure.

A Zurigo, per esempio, un discreto numero di abitanti dello stesso rione ha contribuito alla costruzione di cassoni per il compostaggio del loro scarto organico all’interno di una piazzola antistante le loro case. Sulla bacheca posta all’ingresso, si registrano i depositi dei cittadini. A Nantes, in una compostiera in legno, situata nel bel mezzo di un giardino, vi confluiscono gli avanzi dell’umido di diversi condomini.
Cuccaro Vetere, paese di 580 anime della provincia di Salerno, è riuscita nell’impresa di raggiungere il 92,8 % di raccolta differenziata con un 100% di compostaggio del residuo organico equivalente a 34.100 kg. Esiti analoghi sono stati riscontrati a Coazzolo (AT) e Castelbianco (SV).”

Le informazioni che vi abbiamo riportato sono frutto del lavoro di esperti e rappresentano strumenti preziosissimi per diventare all’avanguardia nella riduzione significativa dei rifiuti, in particolare dell’organico. Prendere in considerazione gli esempi di efficienza che esistono intorno a noi e documentarsi sulle varie possibilità di riutilizzo degli scarti da condividere, successivamente, con l’intera comunità sono atti dovuti che ogni cittadino, o un referente di ogni area, può avanzare per ovviare alla carenza di volontà e competenza della politica.
Ormai, è chiaro che le istituzioni sono costituite per lo più da semplici presenze che mirano esclusivamente alla preservazione del posto e della paga. Solo il ritorno ad azioni dettate da un ispirato spirito collettivo e con le opportune conoscenze potrebbe rendere reale l’adozione di sistemi sostenibili ed economici per trovare soluzioni adeguate al tema rifiuti e non solo.

L’appuntamento è per il terzo e conclusivo capitolo del diario sull’Incontro Nazionale di Zero Waste Italy nel prossimo articolo.

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