Il Belpaese divorato dal cemento, consumo del suolo quadruplicato in 50 anni

Sono stati consumati, in media, più di 7 m2 al secondo per oltre 50 anni. Oggi il consumo di suolo raggiunge i 10 m2 al secondo. In termini assoluti sono irreversibilmente presi 90 ettari al giorno di conversione urbana circa 10 mq al secondo, corrispondenti a quasi 660.000 ettari nei prossimi 20 anni.

Il territorio ricoperto dal cemento in Italia dal secondo dopoguerra è quadruplicata ed è oggi valutabile intorno al 7,5% della superficie nazionale, contribuendo a rendere più precario l’equilibrio idrogeologico, dissipando le nostre risorse naturali e amplificando i fenomeni estremi causati dai cambiamenti climatici.

Non si arresta il consumo di suolo nel nostro Paese, sono questi i dati salienti che, nel 2015 Anno internazionale ONU dedicato ai suoli, emergono dal Report del WWF, frutto dell’iniziativa “Riutilizziamo l’Italia”, che affronta quest’anno il tema “Land transformation in Italia e nel mondo: fermare il consumo del suolo, salvare la natura, riqualificare le città”.

L’indice di urbanizzazione pro-capite a livello nazionale è passato in 50 anni dai 120 m2/ab agli oltre 370 attuali. Ma in alcune aree del Paese, come emerge da una ricerca coordinata dal professor Bernardino Romano dell’Università dell’Aquila, a cui il WWF collabora, la situazione è ancora più allarmante: una delle regioni più dinamiche del paese, la Lombardia, ha raggiunto i 719 m2/abitante (quasi 3,5 volte rispetto a quello rilevato negli anni ‘50), un valore doppio di quello medio italiano ed europeo. Nei comuni costieri adriatici negli ultimi 50 anni la cementificazione e l’urbanizzazione lineare dei nostri litorali hanno avuto uno sviluppo di quasi 10 km/anno.

Secondo il WWF, bisogna intervenire urgentemente, perché ciò comporta una perdita costante e progressiva di risorse naturali, come viene confermato dall’assedio della Rete Natura 2000 (le aree tutelate dall’Europa): se si prende in considerazione un’area di prossimità di 1 km di larghezza intorno ai siti protetti si registra dagli anni ’50 ad oggi una densità di urbanizzazione che è passata dal 2,7% al 14% dopo il 2000. Il WWF tuttavia sottolinea come sia ormai passato un anno dall’inizio della discussione alla Camera e nel frattempo i cittadini italiani e le Regioni attendono invano indicazioni valide su tutto il territorio nazionale che il Parlamento deve dare al più presto.

Il dibattito sul contenimento del consumo del suolo e la rigenerazione urbana, come si legge nel Report WWF, è caldo non solo in Italia, ma in Europa e nel mondo. Basti pensare, come viene ricordato nel Report del WWF, che nella “Tabella di marcia per un’Europa efficiente nell’uso delle risorse” (2011) viene indicato l’obiettivo del consumo netto di suolo pari a zero per il 2050. E su scala globale è aperta la riflessione sulle shrinking cities (città in contrazione), sulla crucialità degli usi del suolo in competizione tra loro (in particolare il rischio relativo al cosiddetto Land grabbing, accaparramento della terra), sul potenziamento della biodiversità nelle aree urbane o sulla progettazione del verde, dalla Green Grid (rete verde) di Londra al Green Infrastructure Plan di New York.

E’ questa la seconda edizione del Report “Riutilizziamo l’Italia”. Nel 2013 il WWF aveva coinvolto una Rete di 27 docenti di 12 diversi atenei sul tema “Dal censimento del dismesso scaturisce un patrimonio di idee per il Belpaese” (230 pagine), mentre al Report 2014 hanno collaborato 40 docenti di 12 diversi atenei, sul tema “Land transformation in Italia e nel mondo: fermare il consumo del suolo, salvare la natura, riqualificare le città” (circa 450 pagine).
I dodici atenei che hanno contribuito alla realizzazione del Report WWF sono: Politecnico di Bari e Politecnico di Milano, Università di Camerino, Firenze, L’Aquila, Messina, Napoli, Reggio Calabria, Roma Tor Vergata, Roma Tre, Torino, Venezia.

Il WWF promuove il suo Report quando in Italia finalmente esiste un confronto parlamentare su una proposta di legge di iniziativa governativa che definisce il suolo bene comune e risorsa non rinnovabile.

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