Il restauro si fa col laser, l’ultima frontiera nel campo della conservazione

Nessuno al mondo possiede un patrimonio artistico e storico ricco e immenso come il nostro… ma troppo spesso ce ne dimentichiamo. Difendere ciò che ci appartiene e per cui paghiamo ogni giorno, significa dare forza a un settore che potrebbe ancora di più svilupparsi e diventare un pilastro fondamentale della nostra economia, un eredità da salvaguardare e tramandare alle generazioni future, sviluppando nuove tecniche di intervento non invasive e adottando efficaci strategie conservative.

L’ultima frontiera nel campo della conservazione è l’impiego di impulsi laser per la rimozione di depositi e materiali applicati in precedenti restauri dalla superficie di un’opera d’arte. “La tecnica, solitamente, sfrutta il repentino innalzamento di temperatura indotto dal laser in prossimità della superficie irraggiata, con un conseguente effetto fotomeccanico che produce la frantumazione e rimozione degli strati indesiderati”,  spiega Salvatore Siano dell’Istituto di fisica applicata ‘Nello Carrara’ (Ifac) del Cnr di Sesto Fiorentini (Firenze).

I vantaggi del laser rispetto ad approcci tradizionali di tipo chimico o meccanico consistono in una maggiore selettività, che permette l’asportazione precisa degli strati materici indesiderati, e nella controllabilità delle operazioni. A ciò si aggiunge l’assenza di effetti a lungo termine e la possibilità di iterazione senza rischi. “Alla base di questo metodo di restauro vi sono vari processi, cosiddetti ablativi, che dipendono dal tipo di laser impiegato, dai parametri d’irraggiamento e dalla stratigrafia materica irraggiata”, prosegue il ricercatore. “L’ablazione è largamente utilizzata nel restauro di opere lapidee, bronzi dorati e dipinti murali, ma occorre ricordare che manufatti della stessa tipologia presentano solitamente problematiche conservative differenziate, che non permettono generalizzazioni”.

Come per ogni altra tecnica di restauro, quindi, sono doverose una rigorosa fase di ottimizzazione preliminare e una corretta verifica di efficacia. L’irraggiamento laser può però essere utilizzato anche in diverse attività “Ad esempio per produrre, attraverso durate di impulso opportune, un’alterazione fototermica o indebolimento di adesione, preliminari, alla finitura meccanica, che consiste nel terminare il restauro con bisturi, spazzole e altri arnesi”, precisa Siano. Numerose le opere d’arte tornate, è il caso di dirlo, a nuova luce, grazie a tali trattamenti: manufatti lapidei, bronzi e dipinti murali, tra i quali, la Porta del Paradiso (restituita alla fruizione nel settembre 2012) e la Porta Nord di Lorenzo Ghiberti (attualmente in restauro presso l’Opificio delle Pietre Dure), il David del Verrocchio, l’Amore Attis e il David di Donatello, per i bronzi; oppure i cicli pittorici del Santa Maria della Scala a Siena e i cubicoli delle catacombe romane di Santa Tecla e Domitilla, per i dipinti murali.

La ricerca scientifica italiana è in prima linea per lo sviluppo di metodologie avanzate che permettano di ottimizzare la conservazione e di restituire, allo stesso tempo, la completa leggibilità di un’opera, nel rispetto dei più rigorosi canoni del restauro moderno. “Negli ultimi anni i ministeri dell’Istruzione, università e ricerca e dei Beni e delle attività culturali e del turismo, con taluni enti locali, organismi di ricerca e imprese, si sono adoperati in uno sforzo notevole in questa direzione. In particolare, gli organismi di ricerca nazionali sono risultati leader incontrastati della progettualità europea per il settore nei Programmi Quadro FP6 ed FP7, e ci sono motivi per ritenere che potremmo ottenere questo primato anche con il nuovo programma Horizon2020”, aggiunge Siano.

“Per il futuro è auspicabile una più sistematica interazione tra ricerca, istituzioni di tutela e industria, con l’obiettivo di promuovere una crescente competitività tecnologica e la messa in opera di buone pratiche di fruizione e valorizzazione, sulle quali bisogna lavorare ancora molto, sia sul fronte scientifico che gestionale”, conclude il ricercatore.

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