La mappa italiana dell’economia ad alto impatto, sono due Regioni del sud a più alto tasso di cambiamento

Disegnata la mappa italiana degli imprenditori/innovatori sociali. Ai primi posti per percentuale la Lombardia (22.9%) e il Lazio (14,3%) ma, se si tiene conto della popolazione, le Regioni a maggior tasso di “operatori del cambiamento” nel settore sono la Sardegna e la Puglia, fanalino di coda Veneto, Toscana e Campania. La ricerca compiuta su un campione di 850 imprenditori sociali ha anche messo in evidenza i settori di azione dell’impresa sociale in Italia, al primo posto c’è il lavoro e lo sviluppo locale, seguito da ecologia, sostenibilità e agricoltura, scuola e infanzia, sanità e un settore tutto italiano come quello dell’antimafia. L’impresa sociale italiana non “ama” le donne, che rappresentano infatti solo il 32% del campione, mentre in Austria un analoga ricerca ne aveva individuate il 41%.

Questa geografia dell’imprenditoria sociale Made in Italy è stata realizzata da Ashoka in collaborazione con FAS Research e presentata oggi in occasione dell’’evento, “Innovare per ripartire. Gli imprenditori sociali di Ashoka come motore per la crescita. In Italia e nel mondo”, patrocinato dal Comune di Milano con il sostegno della Fondazione Robert Bosch e coordinato da Alessandro Valera, Launch Director di Ashoka Italia, che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Cristina Taiani (Assessore, Comune di Milano) Luciano Balbo (Oltre Venture), Atje Drexler (Robert Bosch Stiftung), Giovanna Melandri (Human Foundation) e Gerhard Dambach (Bosch Italia).

L’evento ha segnato il debutto sul mercato italiano di Ashoka, la più grande rete globale di imprenditori sociali, attiva da 35 anni con più di 3.000 fellows in oltre 80 nazioni nei cinque continenti, e ha visto la partecipazione di oltre 350, tra imprenditori, investitori, fondazioni e istituzioni. “In Italia –ha detto Alessandro Valera, launch director di Ashoka Italia- c’è un tessuto vivace di imprenditori sociali, come ha anche dimostrato la ricerca. Però fino ad oggi non si sono selezionati quelli che possono incidere in maniera efficace sul cambiamento di un intero settore, né si sono aiutati a replicare i loro progetti all’estero. Con Ashoka vogliamo indirizzare queste eccellenze con un modello economico-gestionale sostenibile che beneficia del supporto di una rete globale. Il futuro dell’impresa sociale passa anche attraverso una nuova generazione di imprenditori interessati a fare la differenza”.

L’ingresso di Ashoka in Italia, l’unico grande paese del G7 in cui non era ancora presente, si realizza anche grazie al contributo della Fondazione Bosch che ha stanziato per questa start up del sociale circa 300.000 euro. Primo imprenditore italiano donor è il siciliano Mimmo Costanzo, attivo nel settore delle energie rinnovabile e infrastrutture. “L’occupazione giovanile – ha affermato Gerhard Dambach, Amministratore Delegato Bosch Italia -è uno dei problemi europei più urgenti. La collaborazione della Fondazione Bosch con Ashoka nasce con l’obiettivo di voler proporre e promuovere iniziative in grado di creare nuove opportunità lavorative. Come Bosch Italia abbiamo lanciato il progetto “Allenarsi per il Futuro” mirato all’orientamento e alla preparazione formativa dei giovani italiani. L’attività di Ashoka è perfettamente in linea con le nostre iniziative e siamo lieti di darle supporto per affermarsi nel mercato italiano”.

Ashoka seleziona, forma e connette innovatori sociali di tutto il mondo, li aiuta a crescere nella propria città, poi nella regione e su scala nazionale, e se hanno le potenzialità anche a livello internazionale. Gli imprenditori per diventare fellows di Ashoka devono sviluppare nuovi modelli di mercato che producano valore sociale ad alto impatto. Ai fellows selezionati viene fornita una borsa di studio pluriennale e l’accesso alla rete globale. Tramite il percorso di collaborazione con Ashoka, il 57% dei fellows cambia le politiche nazionali nel proprio settore nei primi 5 anni dall’elezione; il 52% delle aziende partner cambia il codice di condotta, il 61% dei fellows inserisce nei propri modelli di gestione degli elementi di mercato che contribuiscono in media al 41% del loro budget; il 28% dei fellows sviluppa una joint venture con un’azienda.

“Da questa crisi – ha detto Giovanna Melandri, Presidente Human Foundation- si può uscire solo se si raccoglie la sfida dell’innovazione sociale. Anche l’Italia deve promuovere un cambiamento e tornare a incentivare idee visionarie e generose che possono essere una soluzione per le emergenze sociali. Come Ashoka, anche Human Foundation crede nella necessità del fare sistema.” Nell’ottica di network globale di internazionalizzazione delle imprese sociali, 12 imprenditori sociali da tutta Europa hanno illustrato oggi le proprie metodologie e cercare potenziali partner con i quali replicare il proprio lavoro in Italia e 3 imprenditori sociali italiani si sono presentati. “ Contrariamente a quanto spesso si dice – ha osservato Luciano Balbo, Presidente Oltre Venture – è l’offerta di capitali intelligenti e pazienti che stimola l’imprenditorialità sociale , pertanto Ashoka può giocare un ruolo importante nel creare una filiera di attori che la sostengano”.
Tra gli italiani, Luciana Delle Donne, imprenditrice leccese che ha ideato il marchio Made in Carcere, per confezionare accessori di design realizzati dalle detenute con scarti dell’industria tessile; Dario Riccobono, siciliano, che ha creato AddioPizzo Travel, una agenzia di viaggi che offre pacchetti turistici in strutture e servizi che non pagano il pizzo; Guglielmo Apolloni, che ha dato vita a Raising School, la prima piattaforma di crowdfunding per le scuole.

I 12 imprenditori europei:

Germania: “Discovering Hands”, un nuovo sistema di diagnostica per la prevenzione del cancro al seno che migliora la diagnosi, abbatte i costi, riduce l’invasività utilizzando le capacità tattili delle donne non vedenti.
Germania: “ProjektFabrik” che ha l’obiettivo di ridurre il tasso di disoccupazione dei giovani in Germania attraverso un programma chiamato “JobAct” che si basa sull’insegnamento di abilità professionali attraverso l’utilizzo di arti dello spettacolo.
Turchia: “Gelecek Daha Net – The Future is Brighter Youth Platform” una iniziativa che combina consulenza on-line e off-line, laboratori, mentoring, coaching e sviluppo delle competenze. La piattaforma digitale sta abbassando i tassi di abbandono di scuole superiori, università favorendo l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.
Francia: “Groupe Vitamine T”, un sistema che si basa sull’attrarre aziende private nel territorio francese sulla base dei loro veri interessi: assunzioni, penetrazione sul mercato e attività di CSR. In 25 anni di attività sono stati creati: 27.000 nuovi posti di lavoro, 3.000 salariati e 14 nuove imprese.
Francia: “Boutique de Gestion”, negozi gestionali, vere e proprio boutique dove gli imprenditori possono ‘acquistare’ consigli sulla gestione della loro impresa per ogni fase del ciclo di vita dell’impresa.
UK: “User Voice”, una organizzazione gestita da ex criminali che crea piattaforme per utenti di servizi, fornitori e committenti finalizzate a trovare insieme soluzioni ad alcuni dei problemi più difficili e dispendiosi relativi al crimine.
Spagna: “Fundación Ana Bella”, che supporta il ritorno al lavoro delle donne che hanno subito violenza, promuovendo il loro inserimento nelle risorse umane o nella promozione di prodotti, diventando così agenti visibili di cambiamento. Oltre a guidare una rete di “supervivientes” in Spagna che aiuta 1.200 donne ogni anno, nel 2013, la Ana Bella Social School for Women Empowerment ha formato oltre 1.000 donne e più di 210 sono state assunte come ambasciatrici commerciali, contribuendo alla comprovata crescita economica e sociale di imprese come la Danone.
Irlanda: “Third Age Foundation”, Un’organizzazione nazionale di volontariato che combatte la solitudine e l’isolamento che affligge le persone anziane attraverso programmi che colmano il vuoto presente fra le diverse generazioni in Irlanda.
Francia: “Makesense” :una piattaforma dove un imprenditore sociale può presentare il suo problema ad una comunità online. I core members della comunità definiscono l’approccio migliore per risolvere la sfida (sia online che offline) e quindi mobilitano all’interno della comunità un team appropriato di risolutori di problemi.
Spagna: Jose Maria Gonzales Perez, è architetto, disegnatore, umorista  e personaggio pubblico. La sua attività nel settore sociale ha avuto inizio con progetti di valorizzazione del patrimonio storico architettonico spagnolo e si è sviluppato con l’obiettivo di combattere la disoccupazione e l’integrazione di giovani emarginati nella realtà sociale spagnola.
Danimarca: “Citymart”, un’organizzazione finalizzata a rafforzare le capacità di innovazione e la condivisione di soluzioni di metodi per coinvolgere e trasformare le comunità locali. Supporta 82 città nel mondo a trasformarsi focalizzandosi sul concetto di innovazione. 99 competizioni pubblicate dalle città, 10.000 nuove soluzioni scoperte; 7,5 milioni di cittadini beneficiano di soluzioni promosse 3 volte più velocemente tramite Citymart.
Italia: l’ Ashoka Fellow Italiano, Flaviano Bianchini, creatore di “Source”, una rete internazionale di sostegno contro la violazioni dei Diritti Umani legati a tematiche ambientali, attiva in America Latina e Africa. Source offre sostegno alle comunità interessate da intensi fenomeni estrattivi e di sfruttamento del territorio dando loro assistenza legale e supporto logistico e strategico alle comunità che intraprendono azioni di lobby e advocacy.

Gli imprenditori sociali, che riescono a creare impatto sociale ed economico attraverso metodologie innovative e partnership strategiche con le imprese si mettono “in rete”. “l’Italia- spiega Valera – anche se ha una ricca storia di imprenditoria sociale è unico grande paese europeo in cui non era presente Ashoka. Il nostro progetto è quello di rilanciare l’ occupazione tramite l’ innovazione sociale, rendendo i modelli imprenditoriali più sostenibili e internazionalizzando le idee migliori”.

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