Rifiuti elettronici: Il 60% degli italiani pensa alla tutela dell’ambiente, ma è ancora molta la strada da fare

Italiani più consapevoli sul fronte della raccolta dei rifiuti elettronici ma è ancora molta la strada da fare. Questo il risultato principale di uno studio, ‘Conosciamo l’Ambiente’, messo a punto da Adiconsum (l’Associazione per la difesa dei consumatori e dell’ambiente) ed Ecodom (Consorzio italiano recupero e riciclaggio rlettrodomestici) e condotto on-line su un campione di circa 2.500 consumatori italiani.

Il 70% del campione è in grado di dare una definizione corretta di Raee (e, nello specifico, il 25,7% ne sente parlare dai giornali, il 48,8% on line e solo il 14,3% alla Tv). Il 90% degli intervistati dichiara, poi, di sapere che è obbligatorio fare la raccolta differenziata anche per i Raee, ma poco diffusa è la corretta informazione sul livello di inquinamento prodotto dagli elettrodomestici dismessi. Per quanto riguarda i grandi elettrodomestici, il 74% conferma di portarli all’isola ecologica quando ha necessità di smaltirli, mentre il 26% si avvale dell’aiuto dell’azienda di igiene urbana per il ritiro a domicilio. Meno informati e consapevoli, invece, sono gli italiani in merito allo smaltimento dei piccoli elettrodomestici: il 7% dichiara di averli buttati nel sacco della spazzatura, il 3% nel cassonetto stradale, mentre per il restante 90% l’unica soluzione è portarli alle isole ecologiche; nessuno degli intervistati afferma di aver mai riconsegnato al proprio rivenditore un piccolo elettrodomestico rotto.

Infatti non sono in molti a conoscere le norme che disciplinano la raccolta dei Raee: l’80% del campione non sa che dal mese di aprile 2014 è stato introdotto l’obbligo da parte dei rivenditori (per i negozi con superficie superiore ai 400 mq) del ritiro ‘uno contro zero’ dei Raee di piccolissime dimensioni. Di contro, più della metà degli italiani intervistati (il 60%) sa che esiste l’obbligo di ritiro ‘uno contro uno’ dei Raee (in vigore da giugno 2010), ma il 51% del campione non ha mai utilizzato questo servizio, e il 22% solo una volta (il 27% anche più di una volta).

L’Italia risulta, infatti, ancora molto indietro rispetto agli altri paesi europei in termini di quantitativi di Raee raccolti: circa 4 kg all’anno pro-capite, che collocano il nostro Paese al 16° posto nella graduatoria europea, ben distante dagli obiettivi fissati dalla nuova Direttiva Raee, pari a circa 12 kg/abitante all’anno entro il 2019. “È fondamentale che i consumatori siano a conoscenza di tutte le modalità disponibili per effettuare correttamente la raccolta differenziata dei Raee – osserva Giorgio Arienti, direttore generale di Ecodom – L’industria del riciclo degli elettrodomestici, quella virtuosa, soffre in Italia di un vero e proprio ‘nanismo’, perché gestisce solo 240.000 tonnellate di Raee all’anno invece delle 800.000 che si generano ogni anno. Se potesse triplicare le quantità trattate, potrebbe essere un’industria molto più competitiva”.

Quanto alla salvaguardia dell’ambiente, “il 71% sostiene che le responsabilità maggiori siano da attribuire alle istituzioni”. Per oltre 8 intervistati su 10 (85%) per migliorare la qualità dell’ambiente bisogna agire sui consumi energetici, seguiti dall’inquinamento dell’acqua e del suolo. E soltanto il 4% pensa sia ottima la qualità dell’ambiente in cui vive (scarsa per il 31% e discreta per il 40%). In generale per il 63% di persone le informazioni fornite dai comuni sui temi ambientali sono insufficienti: per esempio la differenziata trova le maggiori difficoltà, secondo lo studio, nell’inadeguatezza del servizio di raccolta a domicilio (57%).

“La conoscenza è il primo passo verso la consapevolezza – dice Giorgio Arienti, direttore generale di Ecodom – L’altro elemento è la volontà di ciascuno di noi che con i propri comportamenti può giocare un ruolo decisivo nel trasformare un ‘rifiuto’ in una ‘risorsa’ per il Paese” insieme anche con “la volontà delle istituzioni”. Questa indagine – osserva Pietro Giordano, presidente di Adiconsum – rappresenta “un punto di arrivo e di ripartenza di un percorso che stiamo portando avanti per promuovere un modello di mercato proiettato verso la sostenibilità”.

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