Zero Waste Italy – Diario dell’incontro Nazionale – parte terza

Nella prima giornata sono intervenuti tutti coloro che hanno reso possibile il sogno Zero Waste Italy. Il presentatore dell’evento non poteva non essere che Rossano Ercolini, vincitore del premio Goldman Environmental Prize 2013, assegnato ogni anno alle persone che si sono impegnate di più e con i risultati migliori nelle battaglie per la salvaguardia dell’ambiente.

Gli ospiti intervenuti a Capannori sono stati numerosi. Il sindaco Luca Menesini, subentrato a Giorgio Del Ghinghero autore dell’adesione del comune alla strategia internazionale Rifiuti Zero nel 2012 adottando il sistema di raccolta differenziata porta a porta che ha permesso il raggiungimento dell’85% di RD, ha sottolineato la volontà, anche da parte della nuova amministrazione, di proseguire nel percorso iniziato dal suo predecessore mettendo a disposizione del Centro di Ricerca RZ le risorse delle quali necessitano per contribuire ad aumentare il valore del progetto ZW. È chiaro che solo con la volontà politica di attuare miglioramenti della vivibilità dei cittadini sia possibile raggiungere soglie di eccellenza. Senza queste, il lavoro di attivisti e tecnici risulterebbe fine a sé stesso.

L’impresa straordinaria da parte di Ercolini e del suo staff è stato proprio quello di spingere verso l’impedimento della costruzione di un inceneritore e l’adozione di buone pratiche per la riduzione dei rifiuti nel capannorese. Un’ostinazione che ha portato Capannori ad essere considerata l’esempio nazionale (e internazionale) da seguire per dirigersi verso una raccolta differenziata tendente verso la lode.
L’intervento successivo è di uno dei fondatori di Zero Waste, ovvero Paul Connett. Professore emerito di chimica ambientale alla St. Lawrence University di New York, si è impegnato per oltre 30 anni nell’informare milioni di persone nel mondo dei pericoli dovuti all’incenerimento e alla fluorazione delle acque. Oltre a mettere in guardia sui rischi provenienti da queste pericolose azioni per l’ambiente e la salute umana, ha proposto alcune delle alternative possibili.

Chi meglio di lui, allora, poteva raccontare con il suo stile e la sua incredibile energia (considerando i 74 anni portati alla grande) la strategia Rifiuti Zero e i 10 passi che conducono sulla strada dell’eliminazione di ogni scarto. Riepiloghiamo, allora, gli step che conducono ad un piano alternativo per la gestione dei rifiuti.
1) “Separazione alla fonte. Organizzare al meglio la raccolta differenziata. La gestione dei rifiuti non è un problema tecnologico, ma organizzativo, dove il valore aggiunto non è quindi la tecnologia, ma il coinvolgimento della comunità chiamata a collaborare in un passaggio chiave per attuare la sostenibilità ambientale. In sintesi, è la volontà di tutti nel migliorare le proprie azioni quotidiane tra le mura domestiche che può dare una svolta. Basta solo volerlo.
2) “Raccolta porta a porta: considerate le esperienze dei comuni virtuosi che la adottano, appare l’unico sistema efficace di RD in grado di raggiungere, in poco tempo e su larga scala, quote percentuali superiori al 70%. Quattro contenitori per organico, carta, multi materiale e residuo, il cui ritiro è previsto secondo un calendario settimanale prestabilito.” Capannori è l’esempio da seguire, ma altre realtà italiane sono all’avanguardia in questo virtuosismo eco-sostenibile. Spetta ai comuni, questa volta, l’impegno di adottare questo sistema efficiente di differenziata con un investimento iniziale che, nel breve termine, porterà a forti risparmi e addirittura introiti.
3) “Compostaggio: realizzazione di un impianto di compostaggio da prevedere prevalentemente in aree rurali e quindi vicine ai luoghi di utilizzo da parte degli agricoltori.” Ne abbiamo parlato e ne parleremo ancora descrivendo realtà che abbiamo toccato con mano. Quasi tutto può essere recuperato e reimmesso nel mercato. La buona notizia è che sappiamo già cosa fare e come.
4) “Riciclaggio: realizzazione di piattaforme impiantistiche per il riciclaggio e il recupero dei materiali, finalizzato al reinserimento nella filiera produttiva.” Esistono numerose aziende che raccolgono i materiali riciclabili per dar vita a nuovi oggetti da utilizzare nella nostra quotidianità.
5) “Riduzione dei rifiuti: diffusione del compostaggio domestico, sostituzione delle stoviglie e bottiglie in plastica, utilizzo dell’acqua del rubinetto (più sana e controllata di quella in bottiglia), utilizzo dei pannolini lavabili, acquisto alla spina di latte, bevande, detergenti, prodotti alimentari, sostituzione degli shoppers in plastica con sporte riutilizzabili.” La strada dell’usa e getta conduce dritto verso il collasso. Abbiamo il dovere morale di sovvertire le nostre abitudini per allontanare il più possibile l’esecuzione della condanna a morte del nostro pianeta.
6) “Riuso e riparazione: realizzazione di centri per la riparazione, il riutilizzo e la decostruzione degli edifici. Beni durevoli quali mobili, vestiti, infissi, sanitari, elettrodomestici vengono riparati, riutilizzati e venduti. Questa tipologia di materiali, che costituisce circa il 3% del totale degli scarti, riveste però un grande valore economico, che può arricchire le imprese locali, con un’ottima resa occupazionale dimostrata da molte esperienze in Nord America e in Australia.” Per la serie, anche quello che scartiamo può essere convertito in ricchezza, se sappiamo come agire. Prima di gettare qualcosa destinato ad avvelenare l’acqua che beviamo, la terra dalla quale cogliamo i frutti e l’aria che respiriamo assicuriamoci di aver cercato una soluzione diversa per un destino diverso.
7) “Tariffazione puntuale: introduzione di sistemi di imposte che settino le utenze sulla base della produzione effettiva di rifiuti non riciclabili da raccogliere.” Questo meccanismo premia il comportamento virtuoso dei cittadini e li incoraggia ad acquisti più consapevoli. Consapevolizzare attraverso il risparmio incentivando la responsabilità civica.
8) “Recupero dei rifiuti: realizzazione di un impianto di recupero e selezione, in modo da ottenere altri materiali riciclabili sfuggiti alla RD; impedire che rifiuti tossici possano essere inviati nella discarica pubblica transitoria e stabilizzare la frazione organica residua.” Operare con sistemi di filtraggio in maniera che ogni scarto abbia la sua esatta destinazione.
9) “Centro di ricerca e riprogettazione: chiusura del ciclo e analisi del residuo a valle di RD, recupero, riutilizzo, riparazione, riciclaggio, finalizzata alla riprogettazione industriale degli oggetti non riciclabili, e alla fornitura di un feedback alle imprese (realizzando la Responsabilità Estesa del Produttore) e alla promozione di buone pratiche di acquisto, produzione e consumo.” Un team di Zero Waste analizzerà la qualità della differenziata per produrre suggerimenti e accorgimenti da adottare per i miglioramenti.
10) “Azzeramento rifiuti: raggiungimento entro il 2020 dell’azzeramento dei rifiuti.” Un traguardo ambizioso, considerando che mancano solo 5 anni. Pensate siano pochi? Ci sono comuni che in un anno sono passati dal 25% di RD all’80%. Non esistono obiettivi impossibili. I limiti che troviamo sono antropogenici. Siamo artefici del nostro destino e di quello del pianeta in cui viviamo.

Il secondo giorno sono stati premiati, inoltre, i comuni che hanno aderito a Zero Waste e quelli che hanno raggiunto risultati eccezionali.
Il gran finale della manifestazione Zero Waste Italy è musicale e affidata ad un gruppo davvero particolare. I “Gaudats junk band” hanno eseguito splendidi brani originali utilizzando come strumenti musicali… i rifiuti. Abbiamo assistito allo strimpellare di una chitarra realizzata con cassa che una volta conteneva del vino, al tambureggiare su di un fusto in plastica di un detersivo, soffiare su cilindri plastificati per la costruzione di sistemi idrici domestici, allo strombettare in un tubo di irrigazione dell’acqua con all’apice un imbuto, al grattare su una washboard (utilizzata per lavare a mano i vestiti). Una performance sensazionale con un mix di melodie uniche e testi ironici.

Una carrellata di novità ed emozioni che hanno portato, per chi ancora avesse dei dubbi, a comprendere l’importanza di un cambiamento nelle nostre pratiche giornaliere. Pensiamo di non essere decisivi e determinanti per la qualità del nostro futuro. Niente di più errato. Guardate ciò che è successo a Capannori e a San Francisco. Chi credete che abbia contribuito a quei traguardi impensabili? Le istituzioni? Solo la coscienza e l’impegno dei cittadini ha potuto creare qualcosa di inimmaginabile. Ora che sappiamo che è possibile, perché non provarci?

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