Allarme Foresta Amazzonica, sta perdendo la capacità di assorbire la crescente quantità di CO2

Le cattive notizie provenienti dalla Foresta Amazzonica sembrano purtroppo non mancare mai. I ricercatori dell’Università britannica di Leeds , impegnati in uno studio pluriennale per monitorare la salute della famosa foresta pluviale, è giunto a una scoperta inquietante: l’Amazzonia sta perdendo la sua capacità di assorbire la crescente quantità di CO2 dall’atmosfera. La grave siccità registrata nella zona nel 2005 non ha solo ristretto la capacità della Foresta Amazzonica di assorbire l’anidride carbonica dall’atmosfera, ma ha anche determinato la morte di così tanti alberi da rendere negativo il bilancio nelle emissioni di alcune sue aree, che dunque emettono ora più CO2 di quanto siano in grado di assorbirne.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica sulla rivista Nature e lanciano nuove ombre sulla capacità delle foreste pluviali di essere costantemente degli spazzini dell’aria. Durante la loro crescita, le foreste pluviali possono generalmente assorbire quantità considerevoli di anidride carbonica dall’atmosfera, arrivando a prelevare anche 1,8 miliardi di tonnellate del pericoloso gas all’anno, circa un quinto di tutte le emissioni derivanti dai combustibili fossili.  Se però gli alberi non sono in salute, il loro utilizzo di CO2 diminuisce e di molto,trasformando in alcuni casi le foreste stesse in produttori di gas serra, lo studio durato oltre 30 anni  ha coinvolto 100 ricercatori internazionali su circa 200mila alberi nella foresta tropicale.

L’Amazzonia, che immagazzina anidride carbonica facendo crescere la vegetazione, ha visto via via calare la capacità di assorbimento di CO2 per l’impennata del tasso di mortalità degli alberi: quest’indice, spiega Roel Brienen, autore principale dello studio, “è aumentato di oltre un terzo da metà degli anni Ottanta, e questo si ripercuote sulla capacità dell’Amazzonia di immagazzinare l’anidride carbonica”.

La mortalità delle piante potrebbe essere legata alla quantità extra di anidride carbonica presente nell’atmosfera: secondo Oliver Philips, co-autore dello studio, il surplus di carbonio, che in un primo momento potrebbe aver stimolato la crescita delle piante, avrebbe spinto gli alberi a “vivere più velocemente, e quindi morire prima”.

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