Bologna: un robot in sala operatoria per ridurre complicanze e tempi di recupero

Un ‘braccio bionico’, con una capacità di movimento molto più ampia, e un ingrandimento tridimensionale delle immagini, che garantisce di ’leggere’ con grande chiarezza il campo operatorio. Il risultato? Un’estrema precisione nell’intervento, quindi una riduzione del sanguinamento, dei tempi di recupero e, soprattutto, delle possibili complicanze post operatorie.

Sono questi, in estrema sintesi, i principali vantaggi del robot in funzione dal 19 gennaio in una piastra operatoria del Policlinico. Per ora viene utilizzato nella chirurgia urologica, e in particolare della prostata, per la quale esistono i maggiori vantaggi comprovati, ma presto si estenderà ad altri campi, a partire dalla chirurgia della pelvi femminile, per i quali i chirurghi hanno già avviato il percorso formativo.

Il direttore generale Mario Cavalli –  ha dichiarato -, “Attraverso questo investimento  vogliamo garantire ai nostri pazienti le migliori possibilità di cura. Siamo partiti dall’urologia ma progressivamente, attraverso percorsi di formazione dei professionisti, estenderemo questa opportunità a tutte le chirurgie, a partire da quella ginecologica”.

I ‘bracci bionici’ di cui è dotato il robot hanno una capacità articolativa maggiore rispetto al braccio e al polso umani. Questo consente, dunque, una maggior precisione. Grazie alla tridimensionalità e all’ingrandimento (fino a 12 volte) garantite dal robot, l’occhio del chirurgo ‘entra’ all’interno delle strutture tissutali con una visione che consente di individuare con maggior chiarezza nervi, fibre muscolari e vasi. La telecamera, nel modello acquisito dal Sant’Orsola, può essere montata su uno qualsiasi dei quattro bracci operativi, in base alle necessità del chirurgo.

Tutto ciò riduce il sanguinamento, consente così di operare in un campo operatorio più pulito, e di agire con maggior precisione, con la microdissezione dei tessuti. Le conseguenze sono una riduzione dei tempi di recupero e soprattutto delle complicanze. In urologia questo si traduce in un grande vantaggio nella conservazione della continenza urinaria e della potenza sessuale per il paziente affetto da tumore prostatico e nel risparmio di parenchima renale sano per il paziente affetto da tumore del rene.

“Attualmente – spiega il professor Giuseppe Martorana, direttore dell’Unità operativa di Urologia – vengono effettuati 3 interventi ogni settimana. L’avvento del robot al Sant’Orsola, infatti, si inserisce in un contesto importante nell’ambito del trattamento del tumore della prostata, quello della nascita della ‘Prostate Cancer Unit’ avvenuta nel giugno 2014, all’interno della quale un pool di esperti tra radiologi, radioterapisti, anatomopatologi, oncologi e urologi si confrontano per ottimizzare la cura del tumore prostatico, potendo offrire le migliori tecnologie disponibili”.

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