Cambiamenti Climatici: modificare l’Agricoltura riduce la Fame in Africa

Un ambizioso progetto per aiutare i piccoli agricoltori ad adattarsi al cambiamento climatico ha ridotto significativamente la fame in alcuni siti di prova in Africa orientale. In sette villaggi in Kenya, il numero di famiglie che per almeno due mesi all’anno subisce la mancanza di un pasto al giorno, è diminuito di circa il 60% negli ultimi quattro anni.

I siti africani fanno parte di un progetto che ha l’obiettivo di trasformare i villaggi distrubuiti nei cinque continenti in laboratori di sperimentazione di nuove tecniche di coltivazione, varietà vegetali e bestiame per migliorare la sicurezza alimentare a fronte del cambiamento climatico. Gestito dal CGIAR, una partnership globale focalizzata sulla ricerca agricola per la sicurezza alimentare, il progetto presenterà i primi risultati ottenuti dai suoi 22 “villaggi intelligenti” ad una conferenza a Montpellier, in Francia, dal 16 al 18 marzo.

Krystyna Swiderska, ricercatrice in agricoltura e biodiversità presso l’Istituto internazionale per l’ambiente e lo sviluppo di Londra, dice che il cambiamento climatico sta già danneggiando gli agricoltori nei paesi in via di sviluppo, e c’è bisogno di una migliore informazione e risorse per aiutarli a far fronte al problema. “Quelle aree che sono già in difficoltà a produrre cibo saranno le più colpite dai cambiamenti climatici. Precipitazioni più irregolari e una maggiore incidenza di malattie e parassiti rendono più difficile coltivare cibo”.

Uno dei siti di prova è un insieme di sette villaggi nel distretto di Nyando in Kenia. Qui, i dati più recenti mostrano che il numero delle famiglie che mangiava una sola volta o per niente al giorno è in calo. Quando 139 famiglie della zona sono state censite nel 2010-2011, 81% risultava aver edue mesi all’anno di mancanza di cibo; da allora la percentenuale è scesa al 23%. Ad oggi il 3% delle famiglie ha ora cibo tutto l’anno, rispetto all’1% del 2010-2011.

“Cresce la quantità di cibo che gli agricoltori sono in grado di produrre e consumare. Le colture extra stanno riempiendo quel deficit alimentare,”dice James Kinyangi, che conduce il progetto CGIAR in Africa orientale.

Gli agricoltori dei 22 siti di prova possono scegliere da una serie di nuovi approcci che li possono aiutare ad adattarsi alle sfide ambientali, come ad esempio sementi migliorate o un migliore accesso ai fertilizzanti. Gli agricoltori, inoltre, partecipano a studi di ricerca, come ad esempio verificare se coltivando i legumi, come il pisello piccione (Cajanus cajan) in aggiunta a colture di base come il mais possono migliorare la sicurezza alimentare.

Quando il progetto è iniziato nel Nyando, solo il 32% delle famiglie coltivava varietà di colture ‘migliorate’, e solo pochi contadini usavano fertilizzanti inorganici. Poi CGIAR ha contribuito a rendere i semi più fertili e resistenti alla siccità e ai parassiti accessibili agli agricoltori attraverso un negozio della zona. Nel 2013, l’uso medio annuo di concime era salito a 16 tonnellate. E nel 2014, circa il 92% delle 340 famiglie intervistate coltivava varietà di sementi migliorate.

Gli agricoltori nei villaggi-prova in Kenya coltivano anche più varietà, una pratica che Kinyangi dice incrementi la capacità dei piccoli coltivatori di far fronte alle intemperie o ai cambiamenti ambientali a lungo termine. Il progetto ha anche fornito agli agricoltori capre e pecore più resistenti da incrociare con razze locali. Nel 2011, meno della metà delle famiglie aveva introdotto nuove razze. Al ritmo attuale, tutte le capre e pecore nei villaggi di prova saranno sostituiti con le nuove razze entro il 2020.

“Il progetto ha portato una nuova gamma di competenze per colmare le lacune conoscitive in loco,” dice John Recha, un dipendente CGIAR che lavora con gli agricoltori per integrare le loro opinioni e conoscenze nelle operazioni del progetto. Dare agli agricoltori il controllo aiuta a garantire che mantengano le nuove pratiche quando il progetto ritirerà il suo sostegno, aggiunge Recha.

È importante per i progetti di sviluppo riconoscere il valore delle conoscenze tradizionali e locali per prendere le giuste decisioni su come adattarsi al cambiamento climatico, dice Swiderska. “Le conoscenze tradizionali degli agricoltori dovrebbero essere alla pari con le conoscenze scientifiche. Abbiamo bisogno di tutta la conoscenza che possiamo ottenere.”

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