Ebola: Medici senza frontiere accusa l’Oms, risposta lenta nella gestione dell’epidemia

Medici senza frontiere critica l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) per il ritardo nella gestione dell’epidemia di Ebola , accusandola di aver ignorato i propri appelli e di essere intervenuta in ritardo per fronteggiare la crisi. A un anno dalla dichiarazione ufficiale da parte dell’Oms dell’epidemia di Ebola, si contano oltre 10.000 morti e circa 25.000 casi di contagio, perlopiù in Guinea, Liberia e Sierra Leone. In prima linea nella lotta alla malattia, con l’invio di oltre 1.300 volontari internazionali e più di 4.000 operatori locali, Msd ha descritto in un rapporto pubblicato oggi “l’orrore indescrivibile” che si è trovata a fronteggiare, soprattutto nei primi mesi, quando fu la sola a intervenire.

“Si sono persi mesi e vite” a causa del ritardo con cui l’Oms, che “possiede il know-how per portare l’Ebola sotto controllo”, è intervenuta, ha denunciato Msf. Il primo decesso per Ebola venne registrato nel dicembre 2013 in Guinea. Tre mesi dopo, in marzo, l’Oms denunciò l’epidemia, ma solo l’8 agosto, quando “erano già morte più di 1.000 persone”, dichiarò “l’emergenza per la sanità pubblica mondiale”, sollecitando una “risposta internazionale coordinata”.

Nel documento, l’organizzazione non governativa ha denunciato la mancata risposta dell’Oms a un appello lanciato lo scorso giugno perchè intervenisse in Liberia. “Ricordo di aver evidenziato che avevamo la possibilità di fermare l’epidemia in Liberia se fossero stati inviati subito aiuti – ha raccontato Marie-Christine Ferir, coordinatriche per le emergenze di Msf – eravamo all’inizio dell’epidemia e c’era ancora tempo. La richiesta di aiuto venne ricevuta, ma non si intervenne”. Solo a luglio l’Oms creò un centro regionale per una risposta coordinata all’epidemia, quando era già in corso una seconda ondata dell’epidemia, mentre “già a marzo c’erano tutti gli elementi che indicavano una ripresa dell’epidemia in giugno, ma non vennero fatte analisi, nè ci furono il riconoscimento e la volontà di assumersi la responsabilità di rispondere con forza”.

Nel rapporto si racconta di persone morte davanti ai cancelli, così come di un padre che avevano trasportato la figlia nel portabagagli della sua macchina, pregando l’Msf di prendersi cura di lei in modo che non contagiasse gli altri suoi figli rimasti a casa, ma che venne rimandato in dietro. La situazione è cambiata solo quando gli occidentali sono stati colpiti dall’Ebola: prima un missionario spagnolo, quindi un medico americano. “Quando l’Ebola è diventata una minaccia per la sicurezza internazionale e più di una crisi umanitaria che colpiva i paesi poveri dell’Africa occidentale, finalmente il mondo ha iniziato a svegliarsi”, ha riassunto Joanne Liu, presidente internazionale di Msf.

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