Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, simbolo della delicata fragilità giovanile

Oggi si celebra la Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata alla prevenzione di anoressia, bulimia, obesità e di tutte le patologie legate ai disturbi del comportamento alimentare (DCA). Come spiegano i neuropsichiatri dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, tra questi i più diffusi sono l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa, malattie quasi esclusivamente femminili che nelle forme più gravi colpiscono rispettivamente circa lo 0,9% e l’1,5% delle donne.

Questi valori aumentano notevolmente se si considerano anche i casi meno gravi. Tra le malattie psichiatriche, anoressia e bulimia sono le sindromi che fanno registrare il più alto tasso di mortalità. Nel caso dell’anoressia nervosa, in particolare, il rischio di morte è 5-10 volte maggiore di quello di persone sane della stessa età e sesso. Per l’anoressia il picco si raggiunge a 14-15 anni, fase dello sviluppo in cui il corpo assume una posizione centrale nell’assunzione della propria identità, e intorno ai 18 anni, età in cui i giovani devono far fronte a una maggiore pressione sociale rispetto le proprie autonomie personali. Per la bulimia l’età media di esordio è tra i 15-18 anni. Nel 2014 l’unità operativa di neuropsichiatria infantile dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù ha visto in day hospital di valutazione 105 ragazze affette da disturbo del comportamento alimentare e ha effettuato 44 ricoveri per anoressia nervosa grave.

L’evento nasce con lo scopo di sensibilizzare, attraverso le testimonianze di donne che hanno vissuto la malattia in prima persona, l’opinione pubblica sul problema dei disturbi del comportamento alimentare. L’iniziativa parte da un padre che a Marzo del 2011 ha visto morire la propria figlia di bulimia all’età di 17 anni e che, come Presidente dell’Associazione “Mi nutro di vita” di Genova, ha dato vita, lo scorso anno, alla prima Giornata Nazionale del “Fiocchetto Lilla”, simbolo della delicata fragilità di questa condizione giovanile. – “Non può, non deve capitare ad altri. La morte di mia figlia deve servire a tutte le persone e le famiglie che vivono un dramma di questo genere. Il dramma di vedere chi ami che piano piano si spegne, non ride più, non mangia o vomita. Non accetta di farsi curare e a te resta la sensazione di non aver fatto abbastanza” –  racconta Stefano Tavilla, Presidente dell’Associazione “Mi nutro di vita” e papà di Giulia vittima a 17 anni dei DCA.

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