I preziosi artefatti del Museo di Mosul distrutti dall’ISIS, saranno ricostruiti in 3D

Statue, bassorilievi, reperti delle antiche mura di Ninive risalenti a quasi 3 mila anni fa. Distrutte, spaccate lanciandole a terra o a martellate. E’ lo scempio visibile nell’ultimo video reso noto dall’Isis e realizzato a Mosul. Un video che mostra una decina di miliziani del Califfo nel museo della cittadina siriana distruggere tutte le opere che vi erano custodite alcune della quali dal valore inestimabile. Due settimane dopo il saccheggio del Museo di Mosul, i ricercatori dei progetti ITN-DCH e 4D-CH-WORLD hanno lanciato il progetto MOSUL per restaurare virtualmente gli artefatti danneggiati e renderli accessibili nei musei virtuali.

“Ipotizziamo che la maggior parte del contenuto del museo sia stato rubato e tutto ciò che è abbastanza piccolo da essere portato via facilmente apparirà presto sul mercato delle antichità. Tutti gli oggetti troppo grandi da rimuovere e vendere, sembra abbiano incontrato una fine violenta per mano degli estremisti dell’ISIS. In entrambi i casi, è possibile ricreare virtualmente gli oggetti perduti per mezzo dell’applicazione della fotogrammetria e del crowdsourcing. Se ci sono abbastanza fotografie, digitali o scansioni di foto analogiche, è possibile ricostruire gli artefatti e creare surrogati digitali di tali artefatti. Questo ha due benefici immediati: aiutare a identificare gli oggetti rubati e ricreare quelli distrutti,” si legge sul sito web del progetto.

Per raggiungere il suo obiettivo, il team ha in programma di usare la tecnologia 4D-CH-WORLD per ricostruire e modellare gli artefatti di Mosul virtualmente a partire da immagini disponibili online trovate tramite il crowdsourcing. 4D-CH-World ha passato gli ultimi due anni a progettare quello che chiama il “primo sistema di ricostruzione in 4D completamente automatizzato in grado di gestire grandi gallerie di immagini”.

Il risultato di questo processo di virtualizzazione è già mostrato sul sito web del progetto, nel quale modelli in 3D di artefatti come il Leone di Mosul sono messi a disposizione. Con appena una dozzina di fotografie scattate da diverse angolature, il team è in grado di creare una copia fedele dell’artefatto originale. Raccogliere queste fotografie però non sarà una passeggiata. Il Museo di Mosul è chiuso sin dall’inizio della guerra in Iraq nel 2003, il che significa che le immagini necessarie possono rivelarsi molto difficili da trovare. Le fotografie degli oggetti distrutti del museo, tra cui ci sono artefatti assiri e hatreni, saranno recuperate da depositi ad accesso libero di FLICKR e PICASA, la librería digitale dell’UE Europeana e chiunque altro desiderasse dare il suo contributo mediante immagini proprie. Il team sta cercando anche volontari che aiutino a classificare ed etichettare le immagini, elaborarle, occuparsi della codificazione, ecc. Il progetto MOUSL è coordinato dal dott. Marinos Ioannides, presso il Politecnico di Cipro, e da Matthew Vincent e Chance M Coughenor, che sono anche membri del progetto ITN-DCH (“Initial Training Network for Digital Cultural Heritage: Projecting our Past to the Future”).

Il fine ultimo di ITN-DCH è migliorare il valore aggiunto dei beni del patrimonio culturale riutilizzandoli in ambienti di applicazione reale come la protezione del patrimonio culturale, l’istruzione, il settore turistico, la pubblicità, la moda, il cinema, la musica, l’editoria, i video game e la TV. Se avrà successo, il progetto MOSUL, sarà un esempio di tali nuove applicazioni.

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