Le prime gambe bioniche, un insieme di tecnologie che aiutano a tornare a camminare in modo naturale

Basta sedia a rotelle, i sistemi robotici torneranno a far camminare le persone che hanno subìto l’amputazione dell’arto inferiore. Il progetto  europeo CYBERLEGs è finanziato nell’ambito del settimo programma quadro dalla Commissione Europea ed è sviluppato in collaborazione tra l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, la Fondazione Don Gnocchi e partner europei come l’Università di Lubiana (Slovenia), l’Università Cattolica di Louvain (Belgio), la Libera Università di Bruxelles (Belgio). In questa ultima fase del progetto, dopo due anni di ricerca, è previsto lo svolgimento di test su alcune persone amputate: i ricercatori lanciano quindi un appello per individuare volontari disposti a provare i dispositivi, mettendosi a disposizione per una giornata.

Il progetto ha sviluppato due dispositivi integrati: una protesi robotizzata che sostituisce l’arto amputato e un’ortesi pelvica, anch’essa robotizzata, che – collegata a entrambi gli arti – aiuta il movimento e facilita il cammino. Proprio in questo dispositivo pelvico e nella sua integrazione con la “gamba artificiale” risiede l’elemento più innovativo: si tratta di una sorta di “tutore attivo”, che, dopo la fase sperimentale, assumerà l’aspetto di un paio di pantaloncini facili da indossare e che agevolerà il movimento delle gambe, aiutandolo nella fase di spinta. L’interazione dei due dispositivi permette di camminare, di salire le scale, di sedersi e di rialzarsi da una sedia, senza eccessiva fatica fisica, senza pesanti ingombri e, soprattutto, senza una tecnologia troppo complessa da gestire.

Ad oggi sono le 11 persone che hanno provato le gambe bioniche presso la Fondazione Don Gnocchi di Firenze. Si tratta di ”un insieme di tecnologie che aiutano a tornare a camminare in modo naturale”, spiega il coordinatore del progetto, Nicola Vitiello. ”Stanno aumentando le persone anziane amputate e per loro poter lasciare stampelle e sedie a rotelle è un grande successo”, dice Maria Chiara Carrozza, fondatrice e coordinatrice del progetto fino al 2013, anno della nomina a ministro per l’Istruzione, Università e Ricerca.

Altre applicazioni innovative rendono il dispositivo un vero strumento per facilitare il movimento e non una semplice “gamba artificiale”. Ad esempio, sono stati eseguiti esperimenti per “addestrare” i moduli a riconoscere il rischio di caduta, che potrebbe rivelarsi pericolosa in persone anziane. Un complesso sistema di decodifica e di gestione delle “intenzioni di movimento” del paziente decodifica in circa 300 millisecondi una situazione di rischio. Un altro sistema sperimentato è lo sviluppo di sensori per trasmettere al paziente le sensazioni del cammino: stimoli, come la sensazione di poggiare il piede a terra, che risultano importanti per gestire il movimento e rendere la camminata più armonica e naturale. I ricercatori hanno anche semplificato gli apparati tecnologici e ridurre al massimo il cosiddetto “sforzo cognitivo” di coloro che, un giorno, indosseranno il sistema, proprio per non scoraggiarne l’utilizzo.

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