Legno illegale macchiato di sangue, il WWF chiude ogni dialogo con l’Asia Pulp & Paper

Si chiama Asia Pulp & Paper (APP) e gli alberi abbattuti si trovano in prodotti di uso comune. “Zero tolleranza verso il legno illegale” dichiara la APP, ma una indagine del WWF mostra che le sue cartiere si riforniscono di legni protetti dalla legge e dai trattati internazionali, come il CITES. L’associazione ambientalista annuncia di aver deciso di chiudere ogni dialogo con la APP (Asia Pulp & Paper) a seguito dell’uccisione di un uomo appartenente ad un villaggio immerso nella foresta della provincia di Jambi, Isola di Sumatra.

L’omicidio, infatti, per il WWF è molto probabilmente legato alle situazioni di conflitto createsi con le comunità locali in quest’area negli ultimi decenni per la presenza di un’industria locale del legname e della carta che finora ha cancellato milioni di ettari di rigogliosa foresta vergine in nome del profitto. Tali conflitti sono sfociati spesso in violenza e sembra che in questo ultimo caso sia coinvolto il personale di sorveglianza di una società associata della APP.

Per il WWF, fino a quando non saranno verificate le cause e le circostanze, il dialogo con la APP è sospeso: la richiesta è di rispettare gli impegni che la società aveva assunto per fermare i processi di deforestazione a Sumatra, sia nelle aree in cui la società è coinvolta direttamente sia in quelle dove lavorano le società associate ad essa o che forniscono la polpa di legno. Il WWF ricorda che il mercato del legname e della carta è una delle minacce alla conservazione delle foreste del nostro pianeta: il controllo e la responsabilizzazione è indispensabile per contribuire alla riduzione della deforestazione tropicale del 50% entro il 2020 rispetto ai livelli di cinque anni fa, impegno che la Commissione Europea si è assunta e che non possiamo non raggiungere.

Nell’ambito dell’Unione l’Italia è tra i primi 5 mercati di legname e polpa di carta ed è uno dei mercati più importanti per legname che proviene dal Gabon, Cameroon, Costa d’Avorio, DRCongo ma anche dalla Malesia, Indonesia, Russia, Ucraina, Bosnia Herzegovina, tutti paesi dove sussiste una seria preoccupazione per il taglio illegale delle foreste e la commercializzazione di legname di non definita origine.

Alla luce di questi nuovi episodi il WWF rinnova la richiesta al Governo italiano ed al Ministro competente, on. Martina, di accelerare il processo che porta ad una concreta applicazione della regolamentazione europea se non si vuole che il nostro mercato venga letteralmente sommerso da legname e carta di dubbia provenienza o diventi oggetto di interventi speculativi e terreno di gioco per quella criminalità organizzata sempre più interessata i traffici illeciti di natura, un mercato mondiale che smuove oltre 190 miliardi di dollari l’anno. Il WWF chiede al Ministro Martina, a cui sono affidate come Dicastero le redini per gestire le norme FLEGT ed EUTR, di dare un serio impulso ai controlli, che per legge sono prioritariamente delegati al Corpo Forestale dello Stato, e di farsi con urgenza veloce promotore di quei Decreti applicativi utili e necessari per mettere in moto il sistema dei controlli. Questo impedirebbe al nostro paese di essere quel ‘buco nella maglia’ europea da cui rischia di transitare legname illegale o di dubbia provenienza” come il teak dalla Birmania, il wengè dal Bacino del Congo, il mogano dal Sudamerica o la carta “sporca di sangue” delle foreste indonesiane.

Proprio lo scorso 3 marzo è ricorso il biennale dell’entrata in vigore in Europa della EU Timber Regulation: con incredibile ritardo nel dicembre scorso anche l’Italia aveva finalmente promosso la sua applicazione e promulgato pene e indirizzi di gestione, ma il tema dei controlli è rimasto ancora fermo al palo. La norma europea mira a contrastare seriamente e concretamente i reati forestali per porre un freno ai processi di deforestazione che interessano ancora oggi le più ricche ed estese foreste del nostro pianeta. La loro tutela garantisce i servizi ecosistemici, le risorse ed i valori di biodiversità di questi ambienti ma la maglia e l’impegno europeo può facilmente essere eluso se paesi come l’Italia, tra i maggiori mercati al mondo di legnami tropicali, non invertono decisamente la loro rotta e non si impegnano seriamente e con una precisa volontà politica ad intervenire con controlli e severe pene sulle importazioni di legname illegale o di non chiara origine contribuendo a frenare la deforestazione che sta minacciando gli ultimi serbatoi verdi di vita del pianeta.

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