Oggi chiudono gli Opg, fine di un esperienza spesso inutile o dannosa

Oggi 31 marzo 2015 gli ultimi sei ospedali psichiatrici giudiziari verranno chiusi. Lo stabilisce una legge che mette fine a esperienze che si sono rivelate spesso inutili o dannose. Gli ultimi mille usciranno dall’abisso nel quale sono caduti da troppi anni entro il 31 marzo del 2015. Lo ha deciso il Parlamento, concedendo lo scorso maggio l’ultima, definitiva proroga alla chiusura degli Ospedale psichiatrici giudiziari. In Italia ne restano sei: Aversa (Caserta), Castiglione dello Stiviere (Mantova), Montelupo Fiorentino (Firenze), Napoli, Reggio Emilia e Barcellona Pozzo di Gotto, per un totale di 1.004 internati.

Gli Opg lasceranno spazio alle Rems, che prevedono un’assistenza solo sanitaria. Ma c’è chi, come la deputata della commissione Giustizia della Camera, Vanna Iori (Pd), teme che ora queste strutture si configurino come dei mini-opg. Le Rems, insomma, da sole potrebbero non bastare e il post-Opg sarà, secondo il giudizio di diversi, un processo lento, graduale e complesso. L’associazione Antigone ha già annunciato che i suoi osservatori monitoreranno questo processo che dalla fotografia che arriva dalle regioni appare ancora complessa e in divenire. I sei Opg ancora attivi sono localizzati in cinque regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Campania e Sicilia. Tra questi l’Opg di Castiglione delle Stiviere in Lombardia si trasformerà in struttura Rems, mentre gli altri Opg potrebbero – una volta concluse le operazioni di trasferimento degli internati – essere destinati ad altro uso. A Reggio Emilia esiste una struttura che, al momento, ospita circa 130 internati, dei quali 40 dell’Emilia-Romagna. Al momento i 40 internati di competenza dell’Emilia Romagna resteranno a Parma ed a Bologna, successivamente la regione dovrebbe dotarsi di una struttura Rems a Reggio Emilia.

Viene da domandarsi perché, se certe idee circolano nella medicina da oltre duecento anni, ci abbiamo impiegato tanto, perché fino a ieri i detenuti psichiatrici del nostro Paese fossero la categoria più radicalmente privata di diritti, perfino di quelli fondamentali che assicurano la dignità dell’essere umano. La risposta era già in grado di fornirla Foucault, quando scrisse: “Quanto al malato mentale, egli rappresenta il residuo di tutti i residui, il residuo di tutte le discipline, inassimilabile a tutte quelle che si possono trovare in una società”. In questa prospettiva, gli scempi perpetrati ad Aversa come in altri Opg della penisola non erano un abuso esclusivo di chi in quelle strutture operava, bensì la deiezione di un Paese intero, esso sì, ancora incatenato a un letto di contenzione fatto di paura. Oggi sono molte le aree nelle quali la reclusione in Opg viene già evitata. E il numero esiguo di coloro che sono ancora internati potrebbe far pensare a un cambiamento marginale, più che altro simbolico. Eppure, è soprattutto così che una civiltà perfeziona se stessa: attraverso la destituzione di simboli che ormai appaiono sorpassati, deteriori.

 

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