Pillola dei 5 giorni dopo: nessuna libertà di vendita, ci sarà ancora bisogno della prescrizione

E’ stata approvata dal Consiglio Superiore di Sanità la cosiddetta ‘pillola dei 5 giorni dopo’. A differenza della RU-486, la pillola dei 5 giorni dopo, secondo la definizione dell’OMS, è un contraccettivo d’emergenza a tutti gli effetti. In Italia, ci sarà l’obbligo di prescrizione per il contraccettivo d’emergenza solo se l’anamnesi induce ad un sospetto di gravidanza in corso. E’ questa, la posizione espressa dal  Consiglio superiore di Sanità nel parere richiesto dal ministro Lorezin sulla questione.

”In attesa dei dettagli del dispositivo, la decisione è che il farmaco EllaOne debba essere venduto in regime di prescrizione medica indipendentemente dall’età della richiedente”. Lo afferma il ministero della Salute, rilevando che ciò è ”soprattutto per evitare gravi effetti collaterali nel caso di assunzioni ripetute in assenza di controllo medico”.

Laura Garavini, dell’Ufficio di Presidenza del Gruppo del Pd della Camera – ha dichiarato – “Il Consiglio Superiore di Sanità ha espresso il parere che temevano. A due giorni dall’8 marzo, per le donne italiane è in arrivo un pessimo regalo, cioè potranno usare la pillola ‘dei 5 giorni dopo’ solo con la ricetta medica, al contrario di quanto accade in tutta Europa dove si può acquistare liberamente perché non si tratta di un farmaco abortivo ma di un contraccettivo di emergenza (agisce ritardando l’ovulazione)”. “Solo pochi giorni fa, il Parlamento tedesco ha approvato una legge, nata da un’iniziativa legislativa del governo, che permette la vendita di EllaOne senza prescrizione medica. Ci auguriamo perciò che il ministro Lorenzin decida guardando all’Europa e con l’obiettivo di dare più diritti e libertà alle donne italiane”, conclude Garavini.

La pillola dei “5 giorni dopo” è un farmaco a base di ulipristal. La sua efficacia nel prevenire una gravidanza è stata ampiamente dimostrata in uno studio pubblicato dalla rivista Journal of Obstetrics and Ginecologics. Dalle analisi è emerso che l’ulipristal ha una percentuale di successo prossima al 98%. Da un punto di vista farmacologico il principio attivo utilizzato appartiene alla categoria degli anti-progestinici, ovvero quelle molecole che contrastano l’effetto del progesterone, ormone fondamentale per creare le condizioni adatte alla fecondazione e all’annidamento. Se assunta entro 5 giorni dal rapporto la pillola ha la funzione di inteferire con i meccanismi dell’ovulazione. In particolare la molecola è in grado di ritardarla in modo tale da prevenire la fecondazione dell’ovulo. Vista la durata dell’effetto (120 ore), ben superiore alle 24 ore della “pillola del giorno dopo”, l’ulipristal potrebbe però anche impedire l’impianto in utero di un ovulo già fecondato.

Il discorso è leggermente differente per quanto riguarda invece la “pillola del giorno dopo”. Il farmaco ha come principio attivo il levonorgestrel, una molecola appartenente alla categoria dei progestinici. A differenza dell’ulipristal, quella del “giorno dopo” ha efficacia se assunta entro 72 ore dal rapporto. Da un punto di vista farmacologico è in grado di bloccare o ritardare il processo di ovulazione, ovvero il momento in cui l’ovocita viene espulso dalle ovaie per incominciare il suo viaggio attraverso le tube per raggiungere l’utero e, se fecondato, impiantarsi. Quanto descritto non è invece comparabile all’effetto della RU-486, la pillola abortiva a base di mifepristone che tanto ha scatenato polemiche negli ultimi anni. Il principio attivo, come per l’ulipristal, appartiene alla categoria degli anti-progestinici. La sua azione però avviene principalmente a livello dell’utero, a gravidanza già iniziata. In particolare la RU-486 agisce inibendo lo sviluppo embrionale causando il distacco e l’eliminazione della mucosa uterina, con un processo simile a ciò che accade durante le mestruazioni. Un vero e proprio aborto farmacologico.

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