Se si cura l’Italia, l’Italia è più sicura: Stati Generali Acque Pulite, campagna #italiasicura

Si sono tenuti a Roma Martedì 24 marzo gli “Stati Generali Acque Pulite”, l’importante convegno organizzato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri attraverso “Italia Sicura”, la struttura di missione istituita contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche. Al convegno sono intervenuti Graziano Delrio, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianluca Galletti, Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, ed Erasmo D’Angelis, Coordinatore di Italia Sicura.

Principali obiettivi del convegno sono stati il disinquinamento e l’infrastrutturazione idrica quali misure determinanti a tutela della qualità e dell’uso efficiente delle acque. Lo ha affermato con decisione il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti: “In particolare, raggiungere adeguati livelli di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane rappresenta un elemento di civiltà e di tutela dell’ambiente ma anche requisito indispensabile per conseguire gli obiettivi fissati dalla direttiva quadro dell’Unione europea in materia”.

In particolare infatti, la direttiva 2000/60, obbliga tutti gli stati membri ad organizzare un adeguato sistema di depurazione e contemporaneamente ad adottare piani di gestione al fine di raggiungere obiettivi di tutela qualitativa e quantitativa e di efficiente gestione delle risorse a livello di distretto idrografico. Il 2015 è l’anno di questi obiettivi: qualità di buono stato per tutti i corpi idrici sia superficiali che sotterranei, come prevede l’Unione Europea. Inoltre entro quest’anno si prevede l’aggiornamento, il primo, relativo ai piani di gestione le cui finalità sono, come precisato dal Ministro Galletti: “conciliare gli obiettivi ambientali e quelli economici introducendo misure che offrano acqua potabile in quantità sufficienti per la natura, le persone e l’industria, garantire la sostenibilità e la vitalità economica a lungo termine del settore agricolo e dell’acquacoltura, sostenere la produzione di energia, il trasporto sostenibile e lo sviluppo del turismo, contribuendo in tal modo a una crescita realmente verde dell’economia europea”.

Secondo quanto stimato dalla Commissione Europea e dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, l’obiettivo del buono stato quest’anno raggiungerà circa il 53% delle acque dell’Unione. Nel caso specifico italiano le complessità sono numerose. In considerazione di ciò si rende “necessario incrementare l’efficienza delle misure di controllo dell’inquinamento. Al tempo stesso è indispensabile rendere efficiente la gestione delle risorse attuando finalmente le autorità di distretto e assicurando l’istituzione e la piena funzionalità degli enti di governo d’ambito. Depurazione e contenzioso comunitario su acque reflue”.

Uno dei più grandi problemi che affligge il nostro paese è l’insufficienza del sistema di raccolta e del trattamento delle acque reflue, che inoltre è il principale fattore di inquinamento. Altro tema di fondamentale importanza è quello della piena operatività degli enti d’ambito, uno step che è conditio sine qua non per attrarre investimenti nelle infrastrutture idriche, con particolare riferimento al servizio idrico integrato.

Il nostro sistema presenta ancora delle grosse lacune dal punto di vista gestionale e delle infrastrutture, poichè sono stati deficitari o del tutto assenti la vigilanza, i controlli e un’adeguata attività di pianificazione e regolazione. Una particolare attenzione deve essere data al settore depurativo e fognario, ecco perchè è fondamentale che i piani d’ambito si sviluppino su un’adeguata analisi dell’esistente, su una programmazione e pianificazione degli interventi atti a fornire un servizio adeguato agli utenti al fine di raggiungere gli obiettivi di qualità fissati dalla direttiva europea.

Il ministro ha inoltre evidenziato come a tutt’oggi ci si trovi di fronte a ritardi negli affidamenti del servizio idrico integrato e si riscontri la resistenza delle amministrazioni locali ad aggregarsi in ambiti territoriali ottimali, e questo è “causa principale del gap infrastrutturale che caratterizza il settore fognario e depurativo, e può essere colmato solo se si favoriscono investimenti in grado di assicurare livelli di servizio adeguati. E la certezza delle tariffe è una componente indispensabile”.

Il ministro ha poi concluso: “Il quadro che emerge è dunque molto complesso e coinvolge tutta la catena della governance. Siamo ancora una volta dinanzi ad una situazione in cui, sia pure in presenza di finanziamenti, ci sono difficoltà e lentezze nell’avviare le opere, soprattutto per le carenze in fase di progettazione. Il nostro obiettivo, non solo come governo ma come Paese, dev’essere quello di superare queste criticità e realizzare al più presto quegli interventi che sono necessari e che l’Europa ci chiede”.

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