Tartarughe nelle reti, indagine TartaLife, nell’ 85% dei casi vengono liberate vive

Mentre arriva, con grande soddisfazione, il via libera alla circolare del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare che disciplina le catture dei cetacei, testuggini e storioni, recepita grazie alle istanze proposte da TartaLife, vengono resi noti i risultati di un’indagine realizzata nell’ambito di TartaLife che restituisce l’identikit del “nuovo” pescatore professionale. Progetto realizzato con lo strumento finanziario del Life+ della Commissione Europea, TartaLife si pone come obiettivo la riduzione della mortalità della tartaruga marina nelle attività di pesca professionale nelle 15 regioni italiane che si affacciano sul mare.

Nello specifico della Caretta caretta specie a rischio di estinzione iscritta nella Lista Rossa della IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura). I pescatori professionali rappresentano, loro malgrado, una minaccia per la sopravvivenza delle tartarughe marine nel Mediterraneo, ma sono anche, grazie a TartaLife, i principali protagonisti della sperimentazione dei sistemi di pesca più selettivi, alcuni di questi messi a punto dal CNR – ISMAR, e tra i principali fautori del successo di TartaLife. L’indagine conoscitiva è stata realizzata da TartaLife con l’obiettivo di descrivere, in via preliminare, l’interazione dei pescatori con la specie di tartaruga marina Caretta caretta e di sondare il consenso sulle azioni di conservazione proposte.

Durante il 2013 sono stati raccolti dal Consorzio UNIMAR in collaborazione con gli altri partner 539 questionari in 13 regioni costiere della penisola: Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Veneto, Calabria.

Il 71% dei pescatori che hanno risposto al questionario afferma di aver pescato nel 2014 almeno una tartaruga e nel 48% dei casi con la pesca a strascico mentre il 34% con le reti da posta. Le tartarughe sono indubbiamente un elemento di disturbo per i pescatori ( circa il 46% lo ritiene tale) ma soprattutto per coloro che pescano con i palangari il pesce spada, il tonno e l’alalunga. Nell’85% dei casi i pescatori intervistati dichiarano di riuscire a liberare vive le tartarughe mentre il 70% circa dimostra di conoscere e mettere in pratica le basilari nozioni di primo intervento per aiutare un animale catturato accidentalmente custodendolo fino allo sbarco per consegnarlo ai Centri di recupero, alla Capitaneria di Porto o alla Guardia Forestale o, nei casi meno gravi, aspettando che recuperino le energie per liberarle in mare.

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