Pecoraro Scanio: “No Triv al festival del cinema di Venezia”

Domani la campagna “Mediterraneo da remare #notriv”, promossa dalla Fondazione UniVerde, dopo Napoli e Cagliari, farà tappa a Venezia, insieme a Canoa Republic e al campione mondiale Daniele Scarpa. Al termine della premiazione del “Green Drop Award” al Festival del cinema di Venezia, davanti l’Hotel Excelsior alle ore 12:00, ci sarà una pagaiata #notriv per bloccare l’escalation di autorizzazioni di trivellazioni petrolifere sia a mare che a terra.

Alfonso Pecoraro Scanio, già ministro dell’Ambiente e Presidente della Fondazione UniVerde, consegnerà un attestato di sostegno alla campagna No Triv al Presidente di Green Gross Italia, Elio Pacilio. «Da alcuni anni – continua Alfonso Pecoraro Scanio – ho lanciato, insieme a Marevivo e ad altre associazioni la campagna: “Mediterraneo da Remare” e l’appello per la moratoria internazionale delle trivellazioni petrolifere, in tutto il Mediterraneo, sottoscritto anche da Jeremy Rifkin, Carlo Petrini e molti esperti di oceanografia ed ecologia, per almeno dieci anni in attesa che si faccia chiarezza, e ricerca, sui rischi che potrebbero avere per il turismo, la pesca, l’agricoltura e l’economia».

Sempre domani durante la conferenza stampa: “Un referendum in difesa dei mari italiani!”, organizzata dal Coordinamento Nazionale No Triv, la Fondazione UniVerde consegnerà le prime 30.000 firme raccolte dalla petizione: “Referendum #notriv” lanciata su Change.org da Alfonso Pecoraro Scanio. «La petizione – spiega Alfonso Pecoraro Scanio – riprende l’appello lanciato dal Coordinamento Nazionale No Triv e dall’Associazione A Sud che già nei mesi scorsi hanno inviato una richiesta ufficiale alle Regioni italiane per sottolineare come debba essere il popolo a esprimersi. L’Italia, grazie alla norma che scrissi nel 2007, è diventata il Paese che ha la più alta percentuale di energia elettrica prodotta dal sole. Siamo arrivati ad avere quasi un milione di impianti solari, in grandissima parte piccoli, realizzati dai cittadini o da piccole aziende. Compromettere il territorio per tentare di estrarre del petrolio scadente, presente nel nostro Paese in quantità minime che non riuscirebbero a coprire il fabbisogno energetico, per gli interessi di pochi grandi colossi dell’industria fossile è davvero una decisione costosa, pericolosa e inutile».

«Sebbene il decreto sviluppo – conclude Alfonso Pecoraro Scanio -, convertito con modificazioni dalla Legge 7 agosto 2012, n. 134, abbia favorito un moltiplicarsi di autorizzazioni per ricerca e sfruttamento di idrocarburi nei mari e nelle campagne del nostro Paese, gli italiani hanno mostrato una netta ostilità. Nell’ultimo rapporto “Gli italiani e le trivellazioni petrolifere”, realizzato da IPR-marketing, per conto della Fondazione UniVerde, l’82% della popolazione non condivide le nuove norme che facilitano le perforazioni in mare e nelle aree agricole».

Condividi questo articolo: 


 

Altre Notizie