Artroscopia: in forma il 90% degli atleti con le nuove tecniche

Ginocchio, caviglia, spalla, anca, polso e gomito. Sono queste le articolazioni che se colpite da lesioni per trauma o altro possono essere curate con l’artroscopia. Si tratta di una tecnica chirurgica che permette di riparare i tessuti lesionati, grazie a piccole sonde che “entrano” nelle articolazioni interessate.

I numeri degli interventi di artroscopia che si effettuano ogni anno in Italia (quasi 300mila) hanno riscontri positivi nel recupero quasi totale nella funzionalità dei legamenti interessati agli interventi in nove casi su dieci. Si afferma questo e non solo, a Massa Carrara dove da oggi al 23 ottobre si tiene il XXII Congresso Nazionale della Società Italiana di Artroscopia. Parlando ancora di numeri è emerso che nel corso del 2014 nel Bel Paese sono state ben 280mila le artroscopie eseguite, fra queste 190.000 al ginocchio (40.000 delle quali erano ricostruzioni legamentose), 52.000 alla spalla e 40.000 nelle altre articolazioni quali caviglia, anca, polso e gomito.

Davvero tanti gli interventi dovuti sicuramente al fatto che i pazienti dopo l’intervento, convalescenza e riabilitazione, possono tornare come prima, mentre un tempo, ad esempio , parlando di sportivi, un atleta rischiava anche di chiudere definitivamente la carriera. Ma durante il congresso si è anche parlato di quelle che sono le nuove frontiere per le cure osteoraticolari vale a dire la medicina rigenerativa, con terapie biologiche un vero e proprio “lifting” che permetterà a legamenti e cartilagini di ringiovanire.

Ma quali sono le tecniche dell’artroscopia? Le principali sono due come spiega Gian Carlo Coari, past-president della Società Italiana di Artroscopia, direttore del dipartimento di Ortopedia alla clinica San Camillo di Forte dei Marmi: “L’utilizzo delle cellule mesenchimali prelevate dal midollo osseo, in particolare dalla ala iliaca, che posseggono la capacità di crescere e differenziarsi in tessuto osseo e cartilagineo e quindi utilizzate per le rigenerazione di difetti contenuti della cartilagine articolare; e l’utilizzo del PRP (un concentrato del sangue autologo ricco di piastrine, contenenti fattori di crescita).”

La medicina rigenerativa potrebbe diventare una tecnica preferita laddove, secondo ancora il Dottor Coari, l’organismo, adeguatamente stimolato, è all’altezza di riparare da solo ai danni.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie