Bari: nonostante il NO alle trivellazioni, il sottosuolo è inquinato da petrolio

“La zona inquinata da idrocarburi e metalli pesanti è più ampia di quanto si pensasse”. Inchiostro indelebile, quello usato dalla penna della Gazzetta del Mezzogiorno. Di quelli che macchiano le coscienze, senza andare più via.

Siamo a Bari. La capitale della punta dello stivale. Quasi riusciamo a sentire l’odore di ricci di mare e focaccia appena sfornata nei pressi dei più noti bar di piazza del Ferrarese. Un aroma intaccato da un tanfo acre, con un retrogusto di ipocrisia e idrocarburi. Qualcuno ha inquinato di petrolio la terra che ha la fortuna di ospitare la basilica di San Nicola e la Cattedrale di San Sabino. Chi è stato il responsabile? Forse quelle trivelle delle multinazionali petrolifere contro cui da tempo lotta il governatore Emiliano?

Niente affatto. Come riportato dai colleghi della stampa locale, il terreno gravemente infestato è quello della Stazione delle Ferrovie del Sud-Est, a due passi dal centro. Proprio in queste ore si sta ancora cercando di valutare la reale estensione del danno, ma l’amministratore unico delle Ferrovie del Sud-Est, Luigi Fiorillo, è già stato indagato dal pm Baldo Pisani per l’esercizio di una discarica abusiva all’interno della stazione e perché le colonnine di distribuzione del carburante non sono dotate di sistema di recupero dei vapori né di «stop» automatico.

La meccanica del danno sembra già abbastanza chiara: quando i vagoni venivano lavati, l’acqua era maldestramente sversata nel terreno, che non era pavimentato. In questo modo i residui metallici, il gasolio dei serbatoi e il manganese presente sui freni finivano direttamente nel terreno. Una vera e propria bomba ecologica amatoriale, considerato che, purtroppo, pare già chiaro come queste sostanze pesanti siano già penetrate nella falda acquifera.

Superfluo aggiungere che tanta incuria non si sarebbe dovuta registrare, soprattutto in una Regione che, con l’Amministrazione Vendola prima e con quella Emiliano ora, ha fatto della tutela ambientale il proprio vessillo. Due politici che da tempo, ironia della sorte, proprio contro il petrolio hanno ingaggiato un aperto conflitto; fatto di referendum e manifestazioni di piazza.

Una battaglia ideologica contro un settore in cui, di norma, prevede un normale ciclo di raccolta e smaltimento delle acque. E’ sufficiente pensare che sulle piattaforme offshore, persino l’acqua piovana che tocca l’impianto viene raccolta, stivata in speciali serbatoi e poi smaltita negli appositi impianti, perché non possa confluire nel mare e inquinarlo. Forse questo la classe dirigente pugliese non lo sapeva.

Eppure, le istituzioni locali pugliesi hanno sempre detto di conoscere talmente bene il comparto petrolifero al punto da osteggiarlo da sempre, al punto che la Puglia figura tra i firmatari del referendum contro lo Sblocca Italia.

In questo modo si rischia di bloccare investimenti che provengono da una filiera controllata e certificata, come quella degli idrocarburi, che potrebbe portare sulle coste pugliesi posti di lavoro e un indotto interessante…mentre si chiude gli occhi sui piccoli imprenditori che, di tanto in tanto, per risparmiare trasgrediscono le regole ai danni della comunità. Il meccanico che butta l’olio esausto nelle fogne, l’azienda agricola che sversa i fertilizzanti nei corsi d’acqua, i depuratori che non ci sono o non funzionano, oppure, come in questo caso, le ferrovie che lavano i vagoni del treno come farebbe un ragazzino con il proprio motorino nuovo di zecca.

Alla fine, sono sicuro che le onde del mar Adriatico cancelleranno via anche questa storia dalle sabbie del tempo. E così si continuerà a manifestare in piazza, contro un nemico indicatoci da altri che, la nostra terra, ancora la deve sfiorare. Eppure, un tempo, i nostri nonni recitavano: “Se Parigi teness lu mar…”

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