Caporalato, stretta del governo: confisca penale “obbligatoria e allargata”

Il Governo, nell’ambito della riforma del Codice Antimafia in Aula ai primi di Novembre, ha presentato due emendamenti che prevedono la confisca penale “obbligatoria e allargata” per il “reato di caporalato” e la responsabilità oggettiva dell’ente che si avvalga dell’intermediazione dei caporali . A dirlo è il relatore Davide Mattiello (Pd).

“Gli emendamenti presentati dal Governo sono in sintonia con quello che io stesso avevo già presentato”, spiega Mattiello il quale, come relatore per la maggioranza del TB 1138, ovvero della riforma del Codice Antimafia nella parte che riguarda le misure di prevenzione, si dice “molto soddisfatto” e auspica “che i voti confermino questo indirizzo”.

“Il caporalato – ha sottolineato il relatore della riforma del Codice Antimafia nella parte che riguarda le misure di prevenzione – non è una emergenza, piuttosto è un dato strutturale del lavoro bracciantile in molte zone del nostro Paese. Il caporalato è soltanto la punta di un iceberg che presuppone una organizzazione criminale ampia, efficiente e spietata: giusto quindi contrastare questo fenomeno sempre più attraverso i medesimi strumenti con i quali si contrastano le organizzazioni criminali di stampo mafioso”.

Stefano Mantegazza, segretario generale Uila-Uil, commenta, “Per eliminare alla radice il caporalato non basta solo il rafforzamento della normativa penale, ma è anche necessaria l’implementazione di una soluzione alternativa al ruolo che i caporali svolgono nelle campagne” prosegue il segretario. “In questo senso reiteriamo la nostra proposta di un decreto legge in cui inserire l’articolo 30 del Collegato agricolo che dà gambe alla Cabina di regia per la Rete del lavoro agricolo di qualità, consentendo alle parti sociali di gestire l’incontro tra domanda e offerta di manodopera”. “Insistiamo, inoltre, affinché le aziende che utilizzeranno la Rete devono possano avere una riduzione della contribuzione e un marchio distintivo per spiegare ai consumatori che dietro ai loro prodotti c’è lavoro etico, svolto nel rispetto delle leggi e dei contratti”.

 

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