Carni bio: Aiab, al sicuro da effetti cancerogeni

“Non è una novità che la carne rossa di allevamento sia un alimento rischioso per la salute. Non a caso è posta al vertice della piramide alimentare e di quella ambientale che indica il grado di impatto sull’ambiente che scaturisce dalla produzione degli alimenti. Posto, quindi, che, nella dieta, bisognerebbe limitare il più possibile la carne, c’è da dire che le carni biologiche presentano caratteristiche assolutamente tranquillizzanti per la salute umana”. Così il presidente di AIAB, Vincenzo Vizioli, che commenta la notizia sulla cancerogenità delle carni rosse e delle carni lavorate diffusa ieri dall’Oms.

Innanzitutto le produzioni bio lasciano gli animali liberi di pascolare. Questo significa che, oltre a nutrirsi con una dieta sana ed equilibrata che non utilizza prodotti di sintesi, né ormoni, né conservanti, gli animali fanno abitualmente movimento. Cosa che li mette al riparo dall’accumulo di grassi dannosi e, anzi, li rende produttori di grasso buono, come gli Omega3.

Inoltre, conducendo una vita molto più sana, è molto difficile che contraggano malattie. Questo si traduce in un non utilizzo di antibiotici, che in ogni caso nella produzione biologica non sono permessi se non in casi eccezionali.

“La carne italiana – conclude Vizioli – è tutta garantita, perché prevede la tracciabilità di tutta la filiera, ma la carne bio lo è ancora di più perché, come tutte le produzioni biologiche, oltre ad essere sottoposta ai normali controlli previsti per tutti gli alimenti convenzionali, prevede gli ulteriori e severi controlli della certificazione biologica. Inoltre, essendo spesso commercializzata con il sistema della filiera corta, è sottoposta al vaglio continuo dei consumatori, sempre più attenti e informati.”




Le indiscrezioni sulla decisione dell’Oms erano state anticipate alcuni giorni fa. Ora la conferma ufficiale

50 GRAMMI – Gli esperti hanno concluso che ogni porzione di 50 grammi di carne lavorata mangiata ogni giorno aumenta il rischio di cancro colon-rettale del 18%. “Un rischio che aumenta con la quantità di carne consumata” spiegano i relatori.

Il gruppo di lavoro IARC ha considerato più di 800 studi che hanno indagato il rapporto fra diversi tipi di cancro con il consumo di carne rossa o carne lavorata. Risultati che “supportano ulteriormente le attuali raccomandazioni dell’Oms di limitare l’assunzione di carne” spiegano, riconoscendo comunque il “valore nutrizionale della carne rossa”.

Quale carne rossa– Per quanto riguarda la carne rossa, l’Oms specifica che si riferisce a tutti i tipi di carne muscolo di mammifero, come la carne di manzo, vitello, maiale, agnello, montone, cavallo e capra. Quale carne lavorata – Per carni “lavorate” intende tutte quelle trasformate attraverso salatura, stagionatura, fermentazione, prodotti affumicati o “altri processi per aumentare il sapore o migliorare la conservazione”.

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