Cresce “La febbre del ghiaccio”: il più grande ghiacciaio vallivo italiano si è spaccato in 3

Durante l’incontro “La febbre del ghiaccio”, organizzato alla Camera dei Deputati dall’intergruppo parlamentare per il clima Globe Italia, è stato presentato un documento contente la rivelazione che il Gigante dei Forni, il più grande ghiacciaio vallivo italiano, si è spaccato in tre ghiacciai più piccoli, in conseguenza del caldo record registrato nell’anno in corso.

La lunga estate calda del 2015 lascia dunque la sua scia di danni. Ma le cattive notizie non si fermano qui: entro il 2100, infatti, il ghiacciaio, situato sul versante lombardo del Parco Nazionale dello Stelvio, rischia di scomparire quasi del tutto. Inoltre, i ghiacciai italiani delle Alpi Centrali, nell’ultimo quarto di secolo, hanno perso duemila miliardi di litri di acqua.

Allargando la prospettiva alla totalità dei ghiacciai italiani, quantificati nel numero di 903 per una superficie di 370 chilometri quadrati, e principalmente localizzati in Lombardia, Valle d’Aosta e Alto Adige, i dati confermano una generale tendenza al regresso, con una riduzione del 40% negli ultimi 50 anni.

In questi dati catastrofici, la buona notizia è che almeno si è ricominciato a prendere in considerazione il problema, dato che è stato aggiornato il Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani, anagrafe, se così si può chiamare, dei complessi nevosi perenni, fino ad ora fermo all’aggiornamento degli anni ’60 del Novecento. L’aggiornamento ha riscosso il plauso delle principali associazioni ambientaliste, come WWF, Legambiente e Greenpeace, che ora auspicano l’assunzione della tematica da parte della politica con interventi per contenere i danni.

Il Nuovo Catasto dei Ghiacciai, accessibile anche on line, è stato realizzato dall’Università Statale di Milano con Levissima, con il contributo scientifico del Comitato Glaciologico Italiano, con il contributo scientifico del Comitato Glaciologico Italiano. Il documento presentato evidenzia anche il proseguimento dei fenomeni dell’attuale fase di deglaciazione: la frammentazione dei corpi glaciali e la modificazione tipologica, cioè il passaggio da ghiacciai vallivi, ovvero che scendono fino a valle, a piccoli ghiacciai montani, che restano solo ad alta quota. Esattamente quanto è accaduto al Gigante dei Forni.

Lo scioglimento dei ghiacciai, acceleratosi negli ultimi anni, è considerato il sintomo più evidente degli effetti ambientali del cambiamento climatico. Quello che non ci si ferma a pensare è come il ruolo dei ghiacciai influenzi la vita quotidiana, considerato che sono fondamentali per l’approvvigionamento di acqua, per contrastare la siccità e generare energia idroelettrica. Non trascurabile l’osservazione dei ricercatori sui risvolti che la deglaciazione porta in termini di pericolosità e rischio ambientale, anche sul fronte del dissesto idrogeologico.

Gli scenari futuri non sono rosei purtroppo, ancora una volta. Ma la raccolta di dati rappresenta sicuramente un buon punto di partenza per lavorare al problema e alla sua risoluzione, partendo, quantomeno, da una buona dose di consapevolezza.

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