Expo Milano 2015: oggi alle 17 la cerimonia di chiusura

Oggi si chiude la straordinaria esperienza di Expo Milano 2015. Possiamo davvero dire “missione compiuta” e l’Italia tutta deve esserne fiera.

Sono stati mesi intensi e appassionanti, preceduti da anni di duro e ostinato lavoro. Sei mesi nei quali il nostro Paese ha seminato molto. Ho sempre pensato che Expo fosse la metafora del cambiamento necessario per il Paese e credo che i problemi superati e i risultati raggiunti ci abbiamo dato lezioni molto utili per il futuro.

Aldilà della retorica, c’è innanzitutto un’Italia più avanzata di tante nostre discussioni. È l’Italia dei volontari di Expo che hanno accolto in modo straordinario oltre venti milioni di visitatori. È l’Italia delle lavoratrici e dei lavoratori che prima sul cantiere e poi nel sito espositivo hanno dato il massimo, orgogliosi dell’impegno a cui sono stati chiamati. È l’Italia delle imprese che hanno creduto al progetto ingaggiando una bellissima competizione per fare sempre meglio. È l’Italia delle tante associazioni che si sono interrogate sul tema, guardandone contraddizioni e potenzialità. Delle tantissime scuole che hanno animato percorsi educativi per arrivare in Expo con due milioni di studenti di ogni età, oggi cittadini più consapevoli delle loro responsabilità e dei loro doveri verso il pianeta. Delle università e dei centri di ricerca che hanno costruito alleanze fra loro e presentato decine di progetti per lo sviluppo di innovazioni, tecnologie e conoscenze per produrre di più consumando di meno. Ma è anche l’Italia che sa offrire al mondo intero uno spazio di protagonismo unico all’insegna del rispetto e del confronto.

Il successo dell’esposizione italiana è stato innanzitutto nella sua anima popolare: non solo leader e classi dirigenti ma, sopratutto, i cittadini. Non era affatto scontato che tutto ciò si realizzasse in questo modo, contribuendo anche a innovare la funzione stessa delle esposizioni universali nel tempo della globalizzazione e delle tecnologie, dei tempi immediati e degli spazi differiti. Ha poi funzionato la diplomazia dell’Expo italiana. La nostra capacità di dialogo e confronto innanzitutto tra Europa e Africa: per riaffermare la nostra funzione storica cruciale nel cuore del mediterraneo.

Va riconosciuta l’intuizione italiana di proporre una esposizione universale su un tema geopolitico dirompente come la sicurezza alimentare. Pochi paesi al mondo hanno la nostra sensibilità e le nostre competenze su questa frontiera cruciale per le sorti della società globale. Dovremo ricordarcelo anche in futuro.

Su questo, la Carta di Milano ha assolto al suo compito: riempire di significato e di responsabilità la piattaforma espositiva, provocare animate discussioni, impegnare cittadini, associazioni, imprese e istituzioni a riflettere sulla sfida della sicurezza alimentare più di quanto non abbia mai fatto una esposizione in tutta la sua lunga storia. La connessione profonda che si è realizzata tra Expo, i nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile approvati dalle Nazioni Unite a fine settembre e la prossima conferenza sul clima di Parigi descrive la forza impressa dal nostro paese per collocare pienamente l’Esposizione nell’agenda internazionale. L’obiettivo Fame zero entro il 2030 ha dato anima all’Esposizione e i grandi paradossi del nostro tempo, a partire da spreco, obesità e malnutrizione, hanno costretto tutti a misurarsi con impegni e responsabilità nuove per affermare una vera democrazia del cibo. Expo è stato tutto questo: un’occasione unica per farsi riconoscere nel mondo e per riconoscersi anche a casa nostra, come comunità nazionale.

La dimostrazione che l’Italia può superare difficoltà e problemi con lo spirito giusto. A me non pare poco e per questo ringrazio tutti coloro che ci hanno creduto e si sono spesi, con generosità e passione. Ora il nostro compito continua perché le eredità di Expo sono tante. Il filo conduttore che dovremo seguire sarà indissolubilmente legato all’innovazione, alla conoscenza e al cosmopolitismo che l’esposizione ci ha fatto vivere a Milano, una città straordinaria che ancora una volta ha dimostrato di essere la porta del Paese sul mondo. In questi mesi abbiamo davvero seminato molto e bene, ora la stagione del raccolto è davanti a noi. Grazie Expo, grazie Italia.

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