Biosphera 2.0, tecnologia e cyclette per scaldare casa futuro

Una casa in cui vivere, senza rinunciare agli elettrodomestici a cui siamo abituati, alla temperatura e umidità idonee (tra i 21° in inverno e i 25° in estate e tra il 45 e il 55% di umidità) studiata in base alle reazioni del nostro organismo e della nostra pelle, con la giusta quantità di luce, costruita secondo criteri di massima sostenibilità: è questa la sfida lanciata da Biosphera2.0.

Una casa in cui vivere, senza rinunciare ad alcun comfort e con temperature ideali, ovvero tra 21 e 25 gradi (umidità tra 45% e 55%). In situazioni estreme, se fa troppo caldo o troppo freddo si può ristabilire il clima idoneo con una pedalata su una speciale cyclette ricaricando gli accumulatori. Si tratta di una struttura della dimensione di un container, con la giusta quantità di sole e luce, studiata in base alle reazioni del nostro organismo e costruita secondo criteri di massima sostenibilità. In inverno le perdite di calore per trasmissione attraverso l’involucro vengono quasi interamente compensate dagli apporti passivi gratuiti di calore per l’irraggiamento solare dalle finestre e dal calore generato dagli occupanti; l’energia necessaria per pareggiare il bilancio termico residuo viene prodotta da sistemi non convenzionali (pannelli fotovoltaici, pompe di calore).

Il progetto è stato promosso da Aktivhaus, Politecnico di Torino, Vda structure, Univda e dagli istituti Zephir, Minergie e Pefc, con il patrocinio della Regione Valle d’Aosta. Il concept è frutto di un concorso lanciato dal gruppo Woodlab del Politecnico di Torino e dalla start up Be-eco, a cui hanno partecipato 100 studenti di architettura e ingegneria: il progetto vincitore, Elio, è stato assunto come linea guida per sviluppare il modulo abitativo

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