Cosa crea davvero un legame profondo con i nostri animali

Fortunatamente per quasi tutti noi incontrare un animale è ancora un evento facile e frequente. Camminando per strada incontriamo spesso un gran numero di cani, ci imbattiamo in piccioni, quelli un po’ più attenti anche in città noteranno merli, passerotti e insetti di vario genere, incappiamo nell’animale domestico del vicino e così via… qualcuno di noi sarà più interessato e altri non ci faranno nemmeno troppo caso.

Assunto che con un ragno o una zanzara la maggior parte di noi probabilmente non intende avere grandi frequentazioni, è ormai noto e dimostrato come l’interazione con un animale possa fare bene sotto vari aspetti alla persona che ha la fortuna di stare con lui.

In zootecnia abbiamo l’utilizzo e la messa a punto di requisiti performativi al fine di sfruttare le prestazioni dell’animale o l’animale stesso per ottenere dei guadagni per l’uomo. Ma è davvero lì, nell’uso dell’animale per qualche fine più o meno nobile, che ne troviamo il valore? Sì, forse, in parte…. Dove l’incontro con un animale comincia a farci stare bene con noi stessi, con lui e con gli altri? Cosa fa davvero la differenza?

In zooantropologia si pone l’attenzione sulla relazione. L’animale è visto e considerato Partner. Pertanto c’è la piena accettazione di situazioni dialogiche e intersoggettive tra l’uomo e l’animale e il riconoscimento dei contributi che scaturiscono da ciò. Ovviamente in base al tipo di relazione che si va a instaurare dipende il tipo di risultato che si può ottenere, per questo l’evento relazionale va configurato e costruito in modo tale da sviluppare benefici referenziali per entrambi i partner.

L’animale deve essere riconosciuto come ‘l’altro’, come l’essere senziente che è e pertanto dotato di complesse attività mentali ed emotive. Ormai anche la ricerca scientifica sta fornendo costantemente evidenze in tal senso, e, anche se alcuni esseri umani fanno ancora fatica ad accettarlo, riconoscere ciò fa parte del nostro processo evolutivo. La relazione con l’animale occupa un posto specifico nella vita dell’umano proprio in virtù della diversità dell’animale che pertanto deve essere salvaguardata.

Essendo una psicologa che fa ippoterapia non posso che sottolineare l’importanza fondante della relazione con l’animale. E’ nella relazione, quella autentica, nel legame, che conosciamo l’altro per quello che realmente è, qui troviamo a volte le risposte a volte spunti di riflessione, altre volte scorgiamo le difficoltà e individuiamo le risorse su cui lavorare….., troviamo il supporto, la complicità, la comprensione, l’accettazione….

Ma allora come si passa da un incontro casuale a un vero contatto? Di recente ho letto un libro, molto molto interessante, di approccio cognitivo-zooantropologico applicato ai cavalli e in particolare mi sono soffermata su alcuni passaggi e su quanto sono splendidamente validi su entrambi i fronti, sia per il rapporto con l’animale che per il lavoro con la persona affetta da difficoltà.

Voglio condividere con te alcune di queste riflessioni, a mio parere, essenziali. Innanzi tutto è basilare per il rapporto la Curiosità senza Aspettative, con cui riusciamo a incontrare l’altro nella relazione per ciò che è, senza pregiudizi, e scoprirne il suo autentico valore.

Poi dobbiamo ricordare che ‘nei percorsi di relazione e apprendimento, che raccontano il rapporto fra cavallo e umano, non contano la meta e quanto presto la si raggiunga. Conta bensì il viaggio, con l’esperienza che porta’. ‘L’unione avviene lungo il viaggio di scoperta. Il viaggio unisce nell’esperienza, nel muoversi insieme, nello scoprire insieme nuovi paesaggi, nuove sfumature e nuovi ritmi’. [De Giorgio, 2015]

In fondo, come ci ricorda anche la zooantropologia, l’intersoggettività della relazione comporta l’accettazione dell’altro nella sua pienezza e il mettersi in gioco nell’evento di incontro-confronto.

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