Dal guscio dei crostacei una nuova terapia per curare le lesioni dei nervi

D’ora in avanti dovremo guardare con maggior rispetto i granchi che zampettano velocissimi sulla spiaggia, per non dire dei crostacei che,  loro malgrado,  finiscono spesso e volentieri nei nostri piatti. E’ grazie a una sostanza estratta dal loro guscio, il chitosano, che si accendono nuove speranze per la ricrescita delle fibre nervose periferiche dopo una lesione.

Entro fine anno saranno disponibili in Italia le protesi al chitosano, ricavate dal guscio dei crostacei. Si stima servano in circa 10 mila casi di lesioni all’anno.Ne parleranno oltre 200 medici e ricercatori a Torino per il 26/o Congresso Nazionale della Società Italiana di Microchirurgia, dal 26 al 28 novembre. Dalla chirurgia plastica all’ortopedia, dalla otorinolaringoiatria alla chirurgia maxillofacciale fino alla cura delle lesioni nervose saranno utilizzabili protesi di questo tipo.

Le protesi nervose in chitosano sono un’alternativa molto promettente: permettono infatti di evitare l’autotrapianto, fornendo alle fibre nervose un tunnel attraverso il quale ricrescere. Queste protesi hanno inoltre il vantaggio di essere stabili, biologicamente compatibili, facili da suturare chirurgicamente, biodegradabili nel medio periodo (il chitosano si dissolve infatti nel corpo dopo alcune settimane) e assicurano un recupero funzionale dei nervi lesionati paragonabile a quello degli innesti autotrapiantati. Altro aspetto di rilevante importanza è che l’ottenimento della materia prima ha un bassissimo impatto ambientale poiché vengono utilizzati prodotti di scarto dell’industria alimentare.

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