Gelo a Gela: inquina di più il petrolio o l’incoerenza?

Ebbene sì, anche l’inquinamento non sporca tutto nello stesso modo. C’è quello dall’odore acre e dal colore repellente, visibile alla vista e, soprattutto, fastidioso al naso. E poi c’è quello invisibile, ma non per questo meno dannoso e riprovevole. Fatto di ipocrisia inodore e becero opportunismo.

Per usare un termine calcistico, potremmo dire che anche nel campo della “sporcizia” c’è quella di serie A e serie B. Tradotto: quello nero del petrolio e quello impercettibile del vento. Una metafora che è sintetizzata alla perfezione dalla vicenda del nuovo parco eolico che dovrebbe essere realizzato nel mare antistante Gela, in Sicilia.

Il progetto si chiama Mediterranean Wind Offshore ed è da anni fermo su qualche scrivania del Ministero dello Sviluppo Economico. Secondo quanto scrive Pietrangelo Buttafuoco sul Fatto Quotidiano, la struttura sarà un notevole schiaffo alla bellezza del panorama marino di Gela. Ma oltre all’impatto puramente visivo c’è anche quello ambientale: le pale eoliche sorgeranno proprio nel tratto di mare dove soffia il vento, ovviamente, ma è proprio lì che transitano gli uccelli migratori, che così correrebbero seri rischi.

Inoltre il fondale ospita una rara alga, la cymodocea nodosa, la cui sopravvivenza verrebbe sicuramente messa a repentaglio dai lavori necessari per posare i pali di sostegno della struttura. L’opera sorgerebbe a 4 km dalla costa, l’unica così vicina in Europa, e ogni aerogeneratore avrà un’altezza massima di 135 metri, che di certo non sono pochi.

Insomma, si tratterebbe di un progetto dal notevole impatto sia sul territorio sia sull’ambiente. Ci si aspetterebbe – aggiungerei legittimamente – che i “sempreverdi” movimenti ambientalisti marciassero compatti per protestare contro quest’ennesimo “scempio” in un territorio già martoriato. In realtà niente di tutto questo. A onor del vero, per dovere di cronaca, è sorto solo un movimento di opposizione, che questa volta si chiama No Peos (Parco Eolico Off Shore). Ma si vede che l’eolico, da un punto di vista politico, non ha la stessa attrattiva del petrolio per istituzioni ed ecologisti, perché la risposta è stata piuttosto tiepida, come il thè lasciato in infusione più del dovuto.

Tanto per fare un esempio, a una manifestazione No Peos erano state invitate 7.500 persone su Facebook, ma i partecipanti sono stati solo 344. È vero, i 300 spartani di Leonida hanno fermato i persiani, ma non mi sembra che tiri la stessa aria a Gela… Eppure quando si era trattato della raffineria di Gela, in molti si erano mobilitati con ben altra incisività e impeto contro una struttura che – oltre a danni alla salute, così come denunciato da alcune associazioni cittadine – ha arrecato non pochi problemi anche da un punto di vista paesaggistico e ambientale.

La vicenda, ancora oggi, è stata piuttosto controversa perché contro gli ambientalisti scesero in piazza, a loro volta, anche 20 mila cittadini di Gela in difesa della raffineria e dei propri posti di lavoro (eh si, le persone hanno ancora bisogno di lavorare). Ma indipendentemente da questo, nel caso della raffineria i movimenti ambientalisti adottarono un’apprezzabile e condivisibile battaglia, perché sono le stesse aziende che operano in questo settore a dover essere particolarmente attente all’impatto delle proprie attività sull’ambiente e sulla salute dei cittadini e dei lavoratori cui assicurano un posto fisso.

Nobili principi che dovrebbero essere validi e tutelati sempre. Contro qualsiasi nemico. Forte o meno potente che sia. Stupisce quindi, o forse non più di tanto, che ci sia stata una così tenue risposta di ambientalisti e politici locali contro le pale eoliche. Forse perché certe battaglie vale la pena combatterle solo se il nemico assicura una buona cassa di risonanza, in termini di voti e notorietà? Anche se dannose per il territorio e per l’ambiente, le pale eoliche siciliane saranno pur sempre una fonte di energia rinnovabile (quindi tendenzialmente “green”, un aggettivo tanto caro agli adepti del “no tutto”) e poi, diciamocelo chiaramente, quando non c’è di mezzo un antagonista forte come la mafia, il petrolio e la disoccupazione…che senso ha scendere in piazza? E’ proprio vero: la coerenza, alle volte, è proprio come una pala eolica: tira dove soffia il vento.

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