Geotermia sotto accusa: mobilitazione dei No Gesi a Roma

Convocati per il 5 novembre gli stati generali contro la geotermia selvaggia ad opera di Vittorio Fagioli, portavoce della Rete nazionale No Gesi, ovvero No Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante. La giornata di mobilitazione si svolgerà a Roma, in piazza Montecitorio, e compreso un momento di confronto in un convegno, coinvolgerà un centinaio di comitati, alcune decine di sindaci e numerosi studiosi. L’accusa è rivolta agli impianti non costruiti a regola d’arte, che rischiano di produrre maggiore inquinamento di quello che contribuiscono ad evitare.

L’Italia è uno dei maggiori produttori di energia geotermica al mondo e concentra le sue produzioni per lo più in Toscana, dove si trova la più antica centrale geotermica la mondo, quella di Larderello, che è anche la più grande centrale europea. Dal geotermico viene ricavato quasi il 27% del fabbisogno energetico della Regione, che ogni anno consente di risparmiare oltre 2.500 milioni di tonnellate di anidride carbonica e 1,3 milioni tonnellate equivalenti di petrolio. Nonostante questo viene accusato dagli oppositori di causare terremoti e inquinare le falde, accuse che si sono organizzate nel movimento dei “no geotermia”, che a seguito della liberalizzazione del settore, prima in mano esclusivamente ad Enel, si sta diffondendo anche nel Lazio, in Umbria, in Campania e in Sardegna.

In particolare, sotto accusa sono due decreti, il 22 del 2010 e il 28 del 2011, che hanno dato via libera alle trivelle, autorizzando 10 progetti pilota di sfruttamento geotermico. Il rischio, liberalizzando le trivellazioni, è di mettere a repentaglio aree vincolate e geologicamente fragili. Il movimento dei No Gesi chiede attenzione a questi territori e coinvolgimento delle popolazioni locali nel processo di scelta, nonché il ricorso ad impianti a basso impatto ambientale, invece che a mega centrali.

Varrebbe forse la pena di non gettare il bambino con l’acqua sporca, come si diceva una volta, e fare sì attenzione agli impianti, manutenendo adeguatamente quelli presenti e regolamentando in particolare la sperimentazione selvaggia in cerca di nuove risorse, ma di certo preservare quella che comunque è e resta un’importante fonte di energia pulita, indispensabile nel processo di transizione verso la decarbonizzazione.

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