Istat, Martina: export agroalimentare a quota 27 miliardi da inizio anno +13,3%

L’agroalimentare continua a trascinare il “made in Italy” all’estero, registrando a settembre un incremento annuo sui mercati stranieri del 14% per i prodotti freschi dell’agricoltura e del 4,3 per cento per i prodotti dell’industria alimentare. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, commenta i dati Istat.

Numeri importanti che evidenziano ancora una volta il successo dell’agroalimentare italiano nel mondo, che nei primi 9 mesi dell’anno tocca già 27 miliardi di euro, frutto del “boom” dell’export agricolo (+13,3% nel periodo gennaio-settembre 2015) e della crescita costante di quello alimentare (+6,7% sempre tra gennaio e settembre 2015)

Un risultato straordinario che evidenzia il grande successo che questo settore sta avendo nel mondo, anche grazie all’occasione avuta con il semestre di Expo Milano 2015. I 50mila incontri b2b fatti dalle nostre imprese, le visite dei buyer internazionali nei nostri distretti produttivi, sono un’eredità concreta dell’esposizione universale. Il Governo è al fianco delle aziende con misure straordinarie per conquistare nuovi spazi sui mercati internazionali. Con la legge di stabilità abbiamo aumentato ancora le risorse per il Piano per l’internazionalizzazione. Per i nostri prodotti stiamo portando avanti, in coordinamento con il Ministero dello Sviluppo economico, una campagna strategica di promozione e di attacco all’Italian sounding. Con lo stesso obiettivo abbiamo lanciato il segno unico distintivo agroalimentare ‘The Extraordinary italian taste’. Vogliamo crescere ancora e aiutare le nostre aziende ad essere presenti all’estero, perché il mondo cerca Italia”, conclude Martina.

“Variazioni positive -spiega il presidente della Cia, Dino Scanavino- che assumono una connotazione ancora più importante se si considera che la crescita è stata trainata da mercati strategici, a partire da quelli dell’Area Euro. Germania, Francia e Regno Unito, ad esempio, hanno complessivamente acquistato cibi e bevande ‘made in Italy’ per circa 10 miliardi di euro nei primi tre trimestri del 2015. E poi l’importante mercato Usa, dove le vendite di prodotti alimentari nazionali sono cresciute del 22,5% superando i 2,6 miliardi di euro”.

“E’ chiaro quindi che il settore può dare un contributo fondamentale al rilancio dell’economia italiana, in un quadro che è ancora di stagnazione -continua Scanavino-. Eppure, pur continuando a dimostrare quella dinamicità che la distingue dagli altri comparti produttivi, non bisogna dimenticare che l’agricoltura, gli agricoltori, faticano ancora. I prezzi in caduta libera di molti comparti, uniti a costi di produzione spesso insostenibili e all’eccessivo carico burocratico mettono a rischio la redditività delle imprese”.

In quest’ottica “un progetto di rilancio dell’intera filiera agroalimentare che passi attraverso strumenti (nazionali e comunitari) moderni, organici, selettivi, e attenti all’insieme delle opportunità ed esperienze che il mondo agricolo presenta, non è più rinviabile. Se non si lavora urgentemente in questa direzione -conclude il presidente nazionale della Cia- anche gli interventi contenuti nella legge di Stabilità rischiano di non essere sufficienti e veder vanificati i loro effetti”.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie