Ricordando Ken Saro-Wiwa: Amnesty International presenta un report sul delta del Niger

Ricorre oggi l’anniversario della morte di Ken Saro-Wiwa, poeta nigeriano, impiccato insieme ad altri otto attivisti della popolazione Ogoni il 10 novembre 1995, al termine di un processo profondamente irregolare. Il poeta e i suoi compagni di lotta del MOSOP, il Movimento per la sopravvivenza del popolo Ogoni, fondato dal poeta stesso, si battevano per denunciare la situazione ambientale nel delta del fiume Niger, zona martoriata dallo sfruttamento delle compagnie petrolifere, tra cui spiccano i nomi di Shell ed Eni,  e sono morti per questo. A vent’anni esatti di distanza da quella tragica uccisione poco o nulla è cambiato in quella regione.

Nel 2011 il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) aveva denunciato i massicci livelli d’inquinamento causati dalle fuoriuscite di petrolio degli impianti della Shell nell’Ogoniland, una regione del delta del fiume Niger. Le promesse di bonificare l’area fatte dal gigante petrolifero Shell in risposta a queste accuse sono state disattese, in quanto le bonifiche sono state fatte in maniera inadeguata e la popolazione Ogoni continua a subire i danni che derivano dallo sfruttamento selvaggio dell’area. Un rapporto di Amnesty International e dell’Ong Cerd, Centro per l’ambiente, i diritti umani e lo sviluppo, presentato lo scorso 3 novembre documenta, infatti, la contaminazione ancora in corso in quattro zone interessate da fuoriuscite di petrolio, che la Shell aveva dichiarato di aver bonificato anni fa. A questo proposito il rapporto di Amnesty International e del Cerd denuncia anche come il governo nigeriano non abbia regolamentato le attività delle compagnie petrolifere, ma piuttosto attraverso il suo organo di controllo, l’Agenzia nazionale per l’individuazione e la risposta alle fuoriuscite di petrolio, continui a certificare come bonificate aree che sono visibilmente inquinate.

Il rapporto denuncia una situazione tuttora tragica: migliaia di abitanti del delta del Niger non hanno accesso all’acqua potabile, non possono cacciare nelle loro terre né pescare nelle loro acque.

Il delta del fiume Niger è la più grande regione petrolifera dell’Africa. La principale compagnia a operarvi è la Shell, con circa 50 campi di petrolio e 5000 chilometri di oleodotti, molti dei quali versano in pessime condizioni. Secondo i dati della stessa Shell, dal 2007 vi sono state 1693 fuoriuscite di petrolio, anche se si teme che il numero effettivo sia più elevato. “Le fuoriuscite di petrolio hanno un impatto devastante sui campi, sulle foreste e sulla fauna ittica da cui dipende il benessere e la stessa vita delle popolazioni del delta del fiume Niger.” ha dichiarato Mark Dummett, ricercatore di Amnesty International. La Shell ha ribadito che la maggior parte delle fuoriuscite di petrolio è causata da attività illegali, come i furti dalle condutture, piuttosto che dall’inadeguata manutenzione, ma, in ogni caso, la legge nigeriana prevede che le compagnie proprietarie degli oleodotti sono responsabili delle bonifiche, a prescindere dalle cause delle fuoriuscite.

Commemorando Ken Saro-Wiwa, come simbolo della lotta per la difesa dell’ambiente e del popolo che lo abita, sarebbe allora il caso di interrogarsi su quanto ancora sia attuale la sua lotta, nel delta del Niger e non solo, e su quanto l’opinione pubblica internazionale distolga lo sguardo da una situazione che meriterebbe maggiore attenzione.

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