Abusivismo: in Calabria al via una lunga opera di demolizione di opere abusive

Le demolizioni sono la miglior cura contro il nuovo e vecchio abusivismo. Dopo le demolizioni avvenute in Sicilia, in Puglia e nel Lazio, ora è la volta della Calabria dove, grazie all’intervento della Procura di Reggio Calabria, è iniziato l’abbattimento delle costruzioni fuorilegge.

Su disposizione della Procura della Repubblica è in queste ore in corso di esecuzione la demolizione coattiva di un’opera edilizia abusiva, presente nell’hinterland del comune di Reggio Calabria. Si tratta della prima di molte altre demolizioni che avverranno nei prossimi mesi, in tutto il territorio ricadente nel distretto della Procura della Repubblica di Reggio Calabria.

L’esecuzione delle demolizioni, rientrante tra le competenze della Procura della Repubblica in materia di esecuzione delle sentenze passate in giudicato aventi ad oggetto reati edilizi per i quali è stata comminata anche la sanzione della demolizione degli immobili abusivi, costituisce una misura che la vigente legislazione pone a tutela della integrità dell’assetto urbanistico e edilizio del territorio al fine di ripristinare la legalità violata dall’imponente fenomeno dell’abusivismo edilizio che, il più delle volte per fini speculativi, ha contribuito ad aggravare il consumo del suolo, ad innalzare il rischio di dissesto idrogeologico e financo a pregiudicare la parte sana delle relazioni economiche poiché gli interventi abusivi presuppongono l’irregolarità delle relative transazioni.

La Procura della Repubblica, coadiuvata dagli uomini dell’Aliquota Corpo Forestale dello Stato della locale Sezione di Polizia Giudiziaria, ha svolto un capillare monitoraggio dei fascicoli di esecuzione pendenti dal 1996 ed aventi ad oggetto abusi commessi tra gli anni ’80 e ’90, ammontanti a ben 686 per i 22 comuni interessati dal fenomeno, tra i quali prevale quello di Reggio Calabria con 328 abusi, pari al 47% del totale, seguito dal comune di Bagnara Calabra con 166. Grazie all’efficace collaborazione del Corpo Forestale dello Stato è stato possibile verificare la geolocalizzazione ed la successiva individuazione catastale dei manufatti abusivi colpiti dalle sentenze, recuperando pertanto i primi atti di sequestro nei quali erano specificati i particolari dell’abuso; identificando compiutamente i proprietari e/o utilizzatori dei medesimi immobili, in alcuni casi diversi dai condannati, come per esempio gli eredi; accertando presso gli uffici tecnici comunali l’esistenza di eventuali pratiche di sanatoria e procedendo in ultimo alla intimazione a demolire con la contestuale assegnazione di un termine di novanta giorni per provvedere.

Dal lavoro svolto emerge il dato scoraggiante dell’immobilismo mantenuto negli anni dalle Amministrazioni Comunali, relativamente al fenomeno dell’abusivismo edilizio. È emerso che i Comuni non hanno attuato tutte le procedure previste dalla normativa vigente (D.P.R. 380/2001), ed in primo luogo l’acquisizione gratuita del bene abusivo e dell’area di sedime al patrimonio del comune, atto dovuto, successivo alla inottemperanza della ordinanza comunale di demolizione. Dietro precisa sollecitazione della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, sono avvenute soltanto due acquisizioni, in agro del territorio di Bagnara Calabra, ad opera della Commissione Straordinaria Prefettizia insediatasi nel corso di quest’anno. I Comuni, dopo l’emissione della prevista e doverosa ordinanza di demolizione, non hanno dato ulteriore seguito a quanto da Essi stessi ordinato. In alcuni casi hanno provveduto a verificare se l’abuso era stato demolito, circostanza comunque mai verificatasi nonostante che talvolta la stessa sia stata falsamente attestata, ma non hanno provveduto all’acquisizione gratuita del bene abusivo e dell’area di sedime al patrimonio del comune, quindi alla effettiva demolizione con recupero delle spese a carico degli abusivi, oppure all’utilizzo dello stesso bene per scopi di interesse pubblico. Tutto ciò ha anche ingenerato un inevitabile senso di sfiducia verso le Istituzioni nei cittadini che invece si sono adeguati alle prescrizioni amministrative ed urbanistiche e che hanno agito in conformità alla norma. È stato accertato inoltre, che gli uffici tecnici risultano deficitari anche nella trattazione delle pratiche relative ai condoni edilizi del 1985, 1994 e 2003. E il dato è ancora più sconvolgente se si considera da 30 anni le domande di condono edilizio presentate dai cittadini giacciono presso gli archivi comunali senza una risposta, sia di accoglimento che negativa. E’ emerso infatti,  alle richieste della Polizia Giudiziaria relative allo stato della pratica di condono, che gli Uffici Tecnici rispondono ancora che la procedura è in fase di istruttoria.

Inoltre, si è provveduto ad ottenere tutte le informazioni utili alle Amministrazioni Comunali per poter accedere allo specifico “fondo demolizioni opere abusive”, che favorisce finanziariamente gli interventi pubblici di demolizione e ripristino dei luoghi oggetto di abusivismo edilizio, costituito presso la Cassa Depositi e Prestiti. Il capitale anticipato, deve essere restituito utilizzando le somme riscosse dalle Amministrazioni Comunali a carico degli esecutori/proprietari degli abusi.Le operazioni di demolizione, effettuate da apposita ditta edile iscritta nella white list  della Prefettura di Reggio Calabria, sono eseguite sotto la supervisione della medesima Prefettura che ha opportunamente delegato il Questore di Reggio Calabria per l’organizzazione del presidio dell’area di cantiere, da parte delle Forze dell’Ordine.Nella scelta delle opere abusive da demolire si è tenuto conto dei volumi da abbattere, della finalità dell’abuso realizzato, della pluralità dei vincoli violati, degli eventuali pericoli per l’incolumità pubblica nonchè della qualità soggettiva dei condannati

Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente – dichiara – “La demolizione delle opere abusive che sta avvenendo in queste ore nell’hinterland del comune di Reggio Calabria, oltre ad essere una bella notizia e una vittoria per l’ambiente, rappresenta un importante passo di cambiamento che restituisce bellezza e legalità ad una regione, dove il cemento illegale ha prosperato per anni. L’abbattimento delle costruzioni fuorilegge è la migliore cura preventiva contro il vecchio e nuovo abusivismo, una cura resa possibile anche grazie alla preziosa e fondamentale azione delle Procure della Repubblica che, spesso da sole, si occupano delle demolizioni degli immobili fuorilegge. Dopo la legge sugli ecoreati, è dunque fondamentale che il Parlamento approvi al più presto una legge contro l’abusivismo edilizio che semplifichi e renda più efficace e tempestivo l’iter delle demolizioni prevedendo tra l’altro pene più severe”, conclude Muroni.

“In questo territorio – ha aggiunto Francesco Falcone, presidente di Legambiente Calabria – per anni le ruspe non sono mai arrivate e l’abusivismo ha prosperato indisturbato, tanto che nei dossier della campagna di Legambiente “Abbatti l’abuso”, su quasi duemila ordinanze di demolizione emesse tra il 2000 e il 2011 a Reggio Calabria, città sciolta per mafia nel 2012, non ne è stata effettuata nemmeno una. Oggi c’è finalmente un inversione di tendenza: la determinazione di un magistrato, il procuratore De Raho, dimostra che lo Stato c’è, che non si gira dall’altra parte. Un pezzo importante del nostro Stato che non fa finta di non vedere e non sapere come purtroppo molto spesso accade nella nostra terra. Grazie procuratore, ha tutto il sostegno della nostra associazione”.

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