Cop21 è per il mondo l’ultimo treno, sul British Medical Journal riflessioni e dati di fatto

I leader mondiali sono riuniti a Parigi per raggiungere un nuovo accordo internazionale sui cambiamenti climatici. Un accordo che permetta una “decarbonizzazione” della società, grazie alla riduzione delle emissioni di gas serra per contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C.

In occasione della Cop21, il British Medical Journal (Bmj) pubblica alcuni articoli autorevoli:tra i documenti di interesse va segnalata l’infografica interattiva “Climate change health impacts” (curata dall’Intergovernmental Panel on Climate Change) che esplora il problema a 360 gradi e lo sintetizza con grande efficacia.

L’editoriale “Paris climate change talks: what doctors need to know”, di John Vidal editor/giornalista del Guardian ed esperto sulle questioni ambientali, ribadisce con forza un concetto che in questi giorni ricorre un po’ su tutti i media: Cop21 è per il mondo l’ultimo treno. In assenza di decisioni capaci di dare un nuovo corso, il ventennale dialogo tra le nazioni alla ricerca di un accordo non potrà che essere considerato un lungo succedersi di sterili chiacchiere. Vidal si rivolge direttamente alla classe medica, ricordando che negli ultimi 50 anni i cambiamenti climatici hanno avuto un indubbio impatto negativo sulla salute e si configurano ormai come una minaccia reale per la sanità pubblica. L’esperto si dichiara cautamente ottimista sulla reale volontà delle 160 nazioni (responsabili da sole dell’85% delle emissioni nel mondo) e, in particolare, sui piani ambientali di diverse megalopoli. D’altra parte è realisticamente consapevole delle numerosi insidie che possono compromettere il buon esito dei lavori come per esempio le questioni economiche che hanno sempre un peso rilevante.

Sullo stesso numero del Bmj è stato pubblicato l’articolo “Climate science: frequently asked questions” a firma di esperti dell’Imperial College di Londra e della Queen Mary University di Londra che, attraverso una serie di Frequently Answered Questions (Faq), mira a chiarire possibili equivoci interpretativi in genere tendenti a una lettura troppo ottimistica dei dati disponibili. Le argomentazioni fanno riferimento al quinto report commissionato dalle Nazioni Unite all’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) e alla relazione “Climate Change: Evidence and Causes” curata dalla Royal Society e dall’US National Academy of Sciences. Gli autori sottolineano che l’Ipcc non rappresenta un organismo politico, per quanto abbia ricevuto delega a sviluppare le sue attività da parte dei governi nazionali attraverso le Nazioni Unite. I documenti sono elaborati da “tecnici” esperti e autorevoli e vengono poi presi come riferimento dai decisori per le opportune scelte politiche. Di seguito i passaggi chiave:

  • l’aumento della superficie ghiacciata dell’Antartide non è in controtendenza rispetto alle preoccupazioni associate al riscontro del riscaldamento globale, ma riflette cambiamenti locali dei venti. Del resto, anche a livello del circolo polare antartico si riscontra una contrazione dei ghiacci perenni in parallelo a quello registrato a livello del circolo polare artico
  • diversamente da quanto riportato da alcune fonti di informazione che collocano una parte del riscaldamento globale prima degli anni ’50, in un momento precedente l’inizio delle emissioni di CO² e quindi negano un nesso causale tra i due eventi, i report Ipcc provano, sulla base di tre diverse banche dati, una relazione temporale tra le emissioni e l’incremento della temperatura. In aggiunta, i dati smentiscono che i cambiamenti climatici risentano meno di quanto stimato dagli studiosi delle emissioni di CO² e confermano la necessità di rispettare le soglie massime di incremento della temperatura già da tempo individuate
  • l’incremento dei livelli dei mari rappresenta da quasi 120 anni un problema reale e consistente, oltretutto in progressione costante per quanto modesta in numeri assoluti specie negli ultimi 4 decenni. Lo scenario peggiore, in presenza di emissioni elevate prevede un aumento oltre il metro. Per capire le conseguenza di questo evento basta considerare che una quota stimata tra l’1% e il 2,3% della popolazione mondiale vive a meno di un metro sul livello del mare
  • il fatto che la stratosfera si stia raffreddando, anche se in misura meno marcata negli ultimi 50 anni, è compatibile con i fenomeni di riscaldamento dell’atmosfera e con alcuni fattori che ne sono i diretti responsabili, primi fra tutti l’emissione di gas serra e la deplezione dell’ozono
  • la segnalazione di un maggiore rigidità del clima in alcune aree del pianeta è un fatto locale ed è riconducibile alle normali fluttuazioni, ma non smentisce il riscaldamento globale. Allo stesso modo non è significativa la segnalazione di un arresto dell’incremento della temperatura globale negli ultimi 18 anni; va interpretato come un variabilità multifattoriale nella progressione del fenomeno che mantiene da 150 anni la medesima tendenza
  • i cambiamenti climatici causati dalle attività umane hanno un impatto di gran lunga prevalente (soprattutto dovuto alla velocità senza precedenti con cui si verificano) rispetto al ciclo naturale dell’attuale era interglaciale.
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