COP21: Il mare e gli oceani restano sottovalutati anche in questo accordo già troppo debole

A pochissime ore dalla conclusione della COP21, la Conferenza sui cambiamenti climatici che si sta svolgendo a Parigi, e in attesa di conoscere il testo definitivo dell’accordo globale sul clima, Marevivo e Fondazione UniVerde richiamano l’attenzione sulla necessità di investire per il mantenimento della buona salute dei mari, parallelamente al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni.

Gli impatti del cambiamento climatico sugli oceani non erano mai stati discussi prima in seno alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e che se ne sia parlato in questa COP21 rappresenta un buon segnale, ma l’obiettivo è mettere in atto delle misure concrete per la protezione degli oceani. Il timore è che, ancora una volta, si sottovaluti da parte dei singoli Stati l’importanza degli oceani come regolatori del clima e garanzia di vita dell’uomo sulla Terra.

Accanto alle enunciazioni relative alla volontà di ridurre l’emissione di anidride carbonica, esiste infatti un aspetto del problema forse non sufficientemente considerato, quello relativo alla vita degli oceani. Sul Pianeta che abitiamo i mari rappresentano il 71% della superficie globale: è fondamentale sostenere e rafforzare una politica mirata al mare poiché, se è in buona salute, esso produce la metà dell’ossigeno che respiriamo e assorbe fino ad un terzo delle emissioni di anidride carbonica. C’è una stretta relazione tra riscaldamento dell’atmosfera e riscaldamento dei mari. La quantità di CO2 immessa nell’atmosfera dalla rivoluzione industriale ad oggi avrebbe dovuto provocare un aumento della temperatura atmosferica superiore a quello registrato: dove è finito questo calore mancante? La risposta è semplice e tristemente ovvia: nei mari. Si calcola addirittura che, secondo uno studio dell’International Panel on Climate Change (IPCC), le masse oceaniche abbiano immagazzinato al loro interno il 93% del calore prodotto – da sempre – dal genere umano.

“Il mare e gli oceani restano sottovalutati anche in questo accordo già troppo debole – dichiara Alfonso Pecoraro Scanio, già ministro dell’Ambiente e Presidente della Fondazione UniVerde – rispetto alla gravità dell’allarme clima. Proprio ieri incontrando il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, abbiamo parlato del programma a favore dei piccoli Stati insulari del Pacifico e dei Caraibi avviato quando guidavo quel dicastero. È divenuto una best practice dell’Onu, è stato rifinanziato e verrà rilanciato. È un buon segnale ma occorre una forte azione specifica sulla tutela dei mari del mondo così come finalmente un punto del nuovo accordo riconosce l’importanza per il clima delle grandi foreste”.

Ciò che ci preoccupa di più è l’aumento di temperatura, che comincia ad interessare gli strati più profondi del mare, anche oltre i 1000 m di profondità, e l’acidificazione degli oceani. Acqua più calda significa larve di plankton e pesci antartici che non riescono a svilupparsi; acqua più acida vuole dire pteropodi (gasteropodi marini) e molluschi bivalvi che non riescono più a costruire gusci di carbonato di calcio e coralli che sbiancano e si dissolvono nell’acqua.

“Se pregiudichiamo il funzionamento degli oceani – come stiamo facendo non ponendo un freno alla pesca eccessiva, alle trivellazioni o all’inquinamento – rischiamo di vanificare il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni. Il mare non è solo una distesa di acqua salata, ma è il polmone blu della terra ed esercita questa benefica funzione perché è un ecosistema composto da vegetali e animali, minuscoli come il plancton o giganteschi come le balene, in equilibrio tra di loro: se scompaiono le balene o i coralli rischiamo di non poter più respirare”, commenta Rosalba Giugni, presidente di Marevivo.

Gli effetti del cambiamento climatico legati al ruolo degli oceani, come l’innalzamento del livello del mare, stanno già mettendo in pericolo la sopravvivenza dei piccoli Stati insulari in via di sviluppo e rendono, dunque, necessario adottare misure di sostegno per l’adattamento e rafforzare il trasferimento tecnologico e la cooperazione internazionale. Proprio su questo tema, ieri a Parigi, Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti si è fatto portavoce a Parigi delle istanze di Greening The Islands e Marevivo, presentando ai lavori della Cop21 il “Documento di Malta”, prodotto in occasione della conferenza internazionale – che a ottobre scorso ha riunito a Malta i governi delle isole del Mediterraneo e dell’Atlantico – e che è stato successivamente rivisto e integrato da Marevivo, con il patrocinio dell’Ancim (Associazione Nazionale Comuni Isole Minori).

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