FAO: El Niño riduce le prospettive di produzione in Africa meridionale

In Africa australe le prospettive della produzione agricola e zootecnica sono state indebolite dal fenomeno meteorologico El Niño che ha fatto diminuire le piogge e aumentare le temperature.

Una produzione agricola ridotta farebbe seguito alla deludente stagione dello scorso anno, che ha già contribuito a far salire i prezzi dei prodotti alimentari e “potrebbe avere un forte impatto sulla situazione della sicurezza alimentare nel 2016”, secondo l’allarme lanciato martedì dal Sistema mondiale d’informazione e preavviso rapido nei settori agricolo e alimentare della FAO (GIEWS).

La stagione per la semina del mais in Africa australe ha già sperimentato ritardi, mentre le colture già seminate ne risentono negativamente a causa delle piogge insufficienti e delle temperature più elevate. “Siamo alla sesta settimana della stagione produttiva e non c’è abbastanza umidità nel terreno”, ha detto Shukri Ahmed, Deputy Strategic Programme Leader – Resilience della FAO. (Leader Aggiunto per il programma strategico – Resilienza).

I piccoli agricoltori della regione dipendono quasi interamente dalla pioggia, e per questo la loro produzione risente moltissimo delle sue variazioni. Anche se gli effetti di El Niño variano molto a secondo della regione e della stagione in cui si abbatte – l’impatto di El Niño sulla produzione agricola appare più attenuato nelle zone settentrionali – in passato forti episodi sono stati associati a una ridotta produzione in diversi paesi, tra cui il Sudafrica, che è il più grande produttore di cereali della sub-regione e solitamente esporta mais nei paesi vicini.

La FAO già in marzo aveva avvertito che El Niño sarebbe stato forte – e adesso sembra essere l’evento meteorologico più violento in 18 anni. Si raggiungerà il picco all’inizio del 2016, prima del periodo del raccolto per gli agricoltori dell’Africa australe. “Le previsioni del tempo indicano una grossa probabilità che tra dicembre e marzo le piogge continueranno a essere inferiori alla norma nella maggior parte dei paesi”, secondo l’allerta GIEWS. Il Sudafrica ha già dichiarato lo stato di siccità per cinque province, le sue principali regioni di produzione cerealicola, mentre il Lesotho ha pubblicato un piano di mitigazione della siccità e lo Swaziland ha imposto restrizioni all’impiego dell’acqua poiché si sono abbassati i livelli dei bacini idrici.

L’aumento dei prezzi fa aumentare i rischi – La probabilità di un’altra stagione magra pone non pochi problemi, perché arriva dopo una stagione povera che ha già fatto esaurire le scorte, diminuito l’offerta e spinto verso l’alto i prezzi locali. La produzione di mais nella subregione è scesa nel 2015 del 27%, provocando un forte aumento del numero di persone già vulnerabili all’insicurezza alimentare.

“I prezzi del mais nell’Africa meridionale stanno davvero aumentando notevolmente”, ha fatto notare Shukri Ahmed. “Non solo, ma le valute della subregione sono molto deboli, e questo non può che aggravare la situazione”. Se la siccità colpisce molte colture, tra cui i legumi, che danno un importante contributo alla nutrizione locale, il mais viene coltivato dall’80% dei coltivatori di sussistenza della subregione.

In Sudafrica i prezzi del granturco all’ingrosso sono aumentati del 50% rispetto all’anno scorso, e i prezzi di vendita al dettaglio sono raddoppiati in Malawi e Mozambico. Poiché le famiglie già colpite dal precedente cattivo raccolto devono dedicare più reddito ai bisogni primari, il loro accesso a fattori di produzione agricoli critici – come sementi e fertilizzanti – è seriamente compromesso. Oltre all’Africa meridionale, le analisi di GIEWS delle condizioni riguardanti El Niño indicano effetti sulla produzione agricola anche nel nord dell’Australia, in parti dell’Indonesia e in una vasta fascia del Centro America e del Brasile. Gli effetti di El Niño si sono sentiti anche altrove in Africa, con funzionari della FAO sul posto in Etiopia che hanno segnalato gravi perdite nella produzione agricola e zootecnica tra contadini e pastori.

Questo mese, la FAO ha anche emesso un’allerta circa un aumento del rischio di febbre della Rift Valley (RVF),soprattutto in Africa orientale. I focolai di RVF – che colpisce principalmente pecore, capre, bovini, cammelli, bufali e antilopi, ma che può anche essere letale per gli esseri umani – sono strettamente associati a periodi di forti piogge causate da El Niño, che rafforzano gli habitat per le zanzare che portano la malattia. Tra le opzioni per contrastare le possibili minacce della malattia per l’uomo e per gli animali vi sono l’uso di repellenti per insetti nelle famiglie e la vaccinazione degli animali nelle zone esposte, ma sono necessari anche vaccini di qualità, e squadre da inviare sul campo al più presto.

Piano d’azione per l’Africa meridionale -Per ridurre gli effetti negativi di El Niño, la FAO ha già avviato numerosi interventi in tutta l’Africa meridionale che si aggiungono ai programmi già esistenti per far fronte alla ridotta produzione della scorsa stagione.

“La FAO sta lavorando con i governi e altri partner in tutta la subregione, a un approccio a doppio binario per affrontare sia i bisogni immediati che quelli a lungo termine”, ha affermato David Phiri, Coordinatore sub-regionale della FAO per l’Africa australe. “Sono stati incrementati gli interventi sulla produzione agricola e su quella zootecnica, finalizzati a ridurre al minimo gli effetti”.

Tra gli interventi immediati vi è il sostegno agli agricoltori, fornendo colture resistenti alla siccità, sementi, alimenti per il bestiame e campagne di vaccinazioni. L’Organizzazione sostiene inoltre programmi per rafforzare la capacità di risposta a lungo termine dei gruppi più vulnerabili, come la riabilitazione dei sistemi d’irrigazione, un migliore accesso alla finanza rurale e la promozione di un impiego più ampio di tecnologie agricole intelligenti dal punto di vista del clima.. Diversi paesi hanno già elaborato piani nazionali per affrontare l’impatto di El Niño sull’agricoltura. Alcuni interventi innovativi realizzati in Africa australe negli ultimi anni hanno avuto particolare successo. Molte di queste buone pratiche, tra cui l’espansione di progetti basati sul mercato, trasferimenti non condizionati di contante e vouchers, l’adozione di tecnologie ecologiche rispetto al clima sia per i sistemi di produzione agricoli che zootecnici, sono stati utilizzati con buoni risultati in altre crisi. “Siamo grati per i contributi dati finora dai nostri partner allo sviluppo, ma ci sono ancora notevoli carenze nei finanziamenti”, ha dichiarato Phiri. “Dovremo al più presto adottare e incrementare le innovazioni già collaudate in passato”.

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