I No Tap e il batterio più pericoloso: la fandonia

“A pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca” diceva qualcuno. Un sottile e pungente aforisma diventato ormai di dominio pubblico, tanto da essere adottato anche per alcune battaglie ideologiche.

Per esempio guardate l’immagine seguente.
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Andiamo alla matrice di questa fotografia, ovvero questa . L’articolo in questione inizia così: “Una strana coincidenza, per il momento solo questo, ma desta qualche sospetto: le ipotesi di tracciato del metanodotto Snam, collegato a Tap, attraversano proprio i focolai di Xylella dove ci saranno i maggiori abbattimenti di ulivi”.

Insomma, l’autore di quest’articolo sta cercando di dirci che dei tubi poggiati a terra, per ora neanche funzionati, abbiano provocato un focolaio di Xylella fastidiosa, un batterio che sta provocando non pochi problemi agli ulivi pugliesi.

Ma c’è di peggio: l’investigatore che ha realizzato quest’articolo spinge le sue supposizioni ben oltre, aggiungendo che la grave epidemia che sta mettendo in ginocchio l’industria dell’olio (uno dei fiori all’occhiello della Puglia e dell’Italia intera) sarebbe stata addirittura creata strumentalmente dall’industria del petrolio, in modo da poter realizzare in santa pace la Tap, Trans Adriatic Pipeline, progetto di cui abbiamo già parlato, un oleodotto che collegherebbe le risorse di gas metano dell’Azerbaigian con i mercati europei (per un impatto di miliardi di euro, non bruscolini) e che impatterebbe sul suolo italiano per soli 8,2 km. Esatto, 8 km.

Insomma, torniamo nel triangolo della Bermuda dell’informazione sul web, popolata da warp, scie chimiche e bufale 2.0. Al di là delle più normali simpatie nei confronti dei petrolieri, mi sembra davvero poco ragionevole credere all’idea che si possa scatenare un terribile batterio, altamente infettivo, in grado di distruggere gli olivi secolari del Salento, vanto e ricchezza del nostro Paese, per un’opera di appena 8 km di lunghezza.

Se ci pensate un attimo, qualunque strada, persino una mulattiera, è più lunga di 8 km! Come se non bastasse, cercando di approfondire il tema Xylella, mi sono imbattuto in un ampio reportage pubblicato da Internazionale (fonte ultra attendibile per chi fa il mio mestiere) e ho imparato un sacco di cose. Innanzitutto che il batterio Xylella sarebbe arrivato in Italia attraverso piante ornamentali provenienti dalla Costa Rica. Poi che questo argomento sta scatenando il peggio dell’Italia. E cioè, da una parte una reazione irrazionale, per cui molti coltivatori preferiscono rivolgersi a maghi e presunti guaritori piuttosto che affrontare la realtà (gli olivi infetti purtroppo devono essere bruciati, non c’è altro modo). Ma dall’altra, l’altrettanto tipica reazione di credere alle più strampalate teorie del complotto, che, dai Maya agli Ufo, oggigiorno non mancano mai.

Dice Internazionale: “La narrazione dominante sui mass media, classici, online e social, è quella del complotto. Su Facebook riscuotono like, la nuova unità di misura della verità, a migliaia, gli appelli di guaritori, dell’insospettabile agronoma Sabina Guzzanti, del noto scienziato in forza ai Sud Sound System Nandu Popu, dei comitati più disparati che si diffondono sul territorio al diffondersi della malattia, e di fantomatici untori, dai più classici a quelli che esprimono un maggior grado di delirio, a sentire l’internet è tutta colpa della Monsanto, degli alieni, dei baresi, delle catene inglesi di alberghi o, come ha sostenuto un sito cattolico, di un dio che prende una deriva da antico testamento e si appresta a punire il suo popolo per le sue manchevolezze morali, o chissà, viene il sospetto, per aver votato un presidente di regione omosessuale”.

Insomma, chi più ne ha più ne metta! La Monsanto, gli alieni, i baresi, gli alberghi, e allora perché non la Tap? Il problema è che poi queste bufale circolano online, trovano qualche credulone che se la beve e si diffondono sempre di più. Ogni tanto bisogna quindi sporcarsi le mani e fare un po’ di debunking, cioè mettersi lì a smontare le fandonie più spericolate. Perché dalla Tap agli Ufo, il passo è davvero breve!

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