Il Senato e lo (s)collegato ambientale

Un noto proverbio italiano recita: “Chi troppo vuole, nulla stringe”. Una massima popolare che è ancora in voga. Non per il Senato della Repubblica italiana. La seconda Camera, infatti, perché sta per varare una legge che, in nome della tutela ambientale, minaccia di provocare più danni che vantaggi al nostro territorio.

Di cosa si tratta? Del cosiddetto “Collegato ambientale”, un disegno di legge che affianca la legge di Stabilità e che è stata approvata la scorsa settimana per tornare ora alla Camera.

Come riporta Jacopo Giliberto su Il Sole 24 Ore, il “Collegato ambientale” ha fatto correre brividi lungo la schiena tanto agli industriali italiani – che vedrebbero aumentare i costi in maniera spropositata – tanto agli stessi ambientalisti, per le evidenti sviste che contiene.

Il risultato delineato dai nostri politici comporta una serie di rischi, tra cui:

  • le già lente e macchinose procedure di Valutazione di Impatto Ambientale potrebbero rallentare fino alla paralisi completa del sistema

  • il ricorso al metano, combustibile a basso impatto ambientale, potrebbe essere sfavorito a vantaggio del vecchio e inquinante carbone

  • aumento del traffico di autocisterne sulle strade già abbondantemente congestionate.

Ma come funziona questa ennesima mostruosità giuridica? Fondamentalmente i nostri legislatori si sarebbero basati su leggende metropolitane, come la diceria, diffusa in Emilia, “che uno stoccaggio di metano solamente progettato e mai realizzato nel Modenese avesse scatenato il terremoto del 2012”.

Come se un progetto che è rimasto letteralmente su carta possa provocare effetti dannosi a livello geologico. Eppure i nostri cari senatori hanno sentito il bisogno di inserire nel disegno di legge il passo per cui “bisogna ritenere precluse le attività di stoccaggio di gas naturale in acquiferi profondi”. La conseguenza pratica, come afferma anche la geologa Fedora Quattrocchi, è che tutti gli stoccaggi attuali di metano verrebbero di fatto messi fuori legge, perché il gas si conserva più facilmente ed economicamente nei vecchi giacimenti esauriti (costruire serbatoi per centinaia di migliaia di metri cubi di gas sarebbe semplicemente impossibile).

Questi serbatoi naturali sono fondamentali per mantenere il prezzo del gas stabile e per dipendere meno dalle capricciose forniture estere. Se ne può fare a meno? No. Altra questione è il trasporto via mare di sostanze “inquinanti”, per cui oltre alle assicurazioni (costose!) di cui gli armatori già sono costretti per legge a dotarsi, diventerebbe obbligatoria una seconda assicurazione sui rischi anche potenziali.

Questo vorrebbe dire un aumento spropositato dei costi e quindi l’automatico ricorso a navi e porti stranieri. E i materiali come arriverebbero poi in Italia? Via camion, come se no? Come se le nostre strade e autostrade non fossero già abbastanza congestionate!

C’è dell’altro: per le grandi opere come le centrali elettriche, le raffinerie e altri impianti del genere, oltre alla valutazione di impatto ambientale serve anche la valutazione di impatto sanitario, che spetterebbe all’Istituto Superiore di Sanità. Ora il Senato trasferisce la responsabilità sul Ministero dell’Ambiente, che non ha alcun titolo per valutare gli effetti di un progetto sulla salute umana. Risultato? Infinite beghe burocratiche, infiniti ricorsi, procedure di valutazione completamente paralizzate. Si parla di continuo di snellire la burocrazia in Italia, ma in concreto si fa di tutto per renderla insormontabile!

Mi rivolgo quindi a tutti quei politici “ambientalisti”, particolarmente attivi sul fronte della tutela della salute pubblica: con questo provvedimento rischiate di infliggere il colpo di grazia alla già precaria economia del Paese e provocare ulteriori rischi per l’ambiente. Ormai sembra quasi che ragionare (e legiferare) coltivando una visione di lungo periodo non sia più tanto di moda.

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